La Pantanella La Pantanella

La Pantanella


Descrizione: Pastificio Pantanella – Arch. Pietro Aschieri – Via Casilina
Anno: 1929
Fotografo: (?)
Fonte: Ingg. Sbordoni Garelli & C. – Archivio Accademia di S. Luca
Aggiunta da Carlo Galeazzi

3 Responses

  1. Carlo Galeazzi ha detto:

    Nel 1872 venne realizzato sulla sinistra della Casilina, nella striscia di terreno di 2,5 ettari tra la stessa via e la ferrovia da dopo Porta Maggiore (Piazzale Labicano) fino a dove ora passa la Tangenziale Est, lo stabilimento molitorio della ditta Ducco e Valle che diverrà nel 1896 la Società Magazzini Generali e Pastificio Pantanella; nel lotto vennero realizzati nel tempo lungo la Casilina arrivando da porta Maggiore il biscottificio, il silos, il padiglione dell’amministrazione, ed il mulino e lungo la ferrovia il pastificio e un altra piccola palazzina risalente al ’33 ed adibita a biscottificio con annesso un capannone risalente alla fine degli anni ’60 che adesso è un unico blocco con la palazzina. Il Silos risale al 1913 ed è la costruzione più antica; nel 1928 venne definitivamente abbandonata la vecchia fabbrica in via dei Cerchi al Circo Massimo e si pensò di ampliare le strutture di quella sulla Casilina; sulla Casilina arrivando da Porta Maggiore si realizzò il biscottificio,nel 1929 i capannoni disposti parallelamente alla ferrovia vennero sostituiti dal pastificio su progetto di Pietro Aschieri (architettura Razionalista) ed il mulino venne ampliato; sempre il mulino, danneggiato nei bombardamenti del ’43 venne ricostruito nell’immediato dopoguerra su progetto di Vittorio Ballio Morpurgo ma pare che di quest’ultimo non sia rimasto in piedi niente. In conseguenza degli ampliamenti degli anni 30 “la Pantanella” incrementò la produzione e divenne il maggiore pastificio europeo, primato che mantenne anche nel primo dopoguerra; negli anni 60 l’azienda conobbe un rapido declino e la struttura industriale venne abbandonata negli anni 70; nel 1990 era rifugio di migliaia di extra comunitari il cui sgombero è avvenuto nel 1991. Successivamente la mancanza di un efficace intervento di recupero da parte dell’Amministrazione Pubblica consegnò l’intera area – architettonicamente il più importante sito di archeologia industriale di Roma – all’Immobiliare Acquamarcia – Caltagirone che aveva acquistato la proprietà nel 1987 e che ristrutturò gli edifici industriali realizzandovi complessivamente oltre 300 mini appartamenti, ed alcune decine tra uffici e negozi, tra cui oggi c’è anche una sala Bingo, per complessivi 20.000 metri quadri; nei sotterranei sono stati realizzati dei posti auto e gli appartamenti dovrebbero essere di discreta finitura; la conversione del sito in area residenziale ha comportato drastici cambiamenti: le strutture interne (solai e mura interne) sono state demolite e ricostruite secondo misure consone alle abitazioni private, sui muri perimetrali di tutti i fabbricati sono state realizzate una gran quantità di “nuove aperture” per dar luce agli appartamenti; per la chiusura delle finestre si è scelto di utilizzare “avvolgibili” ed i colori delle mura sono cambiati dal classico giallo ocra a bianco-beige e bianco-azzurrino; sono state aggiunte delle nuove linee architettoniche quali i cordoli stondati sul tetto del mulino, degli uffici, del biscottificio e su parte del pastificio; infine da rilevare la scelta della rifinitura dell’intonacatura esterna del pastificio disegnato da Aschieri interamente realizzata in calcestruzzo (cemento e ghiaia grossa) mantenuto a vista secondo uno stile che si potrebbe forse definire post moderno industriale.   (da: http://www.bandb-rome.it/roma_pigneto.html)

  2. Vito Antonio Lupo ha detto:

    Buongiorno, mi chiamo Vito Antonio Lupo e lavoro presso l’Ecomuseo del Freidano di Settimo Torinese, città dell’hinterland di Torino. Gli uffici dell’Ecomuseo si trovano nel mulino gestito da Ducco e Valle prima del loro trasferimento a Roma. Il mulino fu fatto costruire da Pietro Ducco e Francesco Chiariglione nel 1850-51, su un preesistente impianto molitorio risalente al periodo napoleonico (1805). Si trattava di un mulino a sistema anglo-americano, tecnologia importata proprio in quegli anni da Cavour a dal suo entourage di tecnici e finanzieri. Se siete interessati ad un reciproco scambio di dati sui mulini gestiti da Ducco e Valle sono a vostra disposizione.

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