Borghetto Prenestino

Borghetto Prenestino


Descrizione: Borghetto Prenestino
Anno: anni 50′
Fotografo: (?)
Fonte: Archivio sconosciuto
Aggiunta da Roma Sparita

6 Responses

  1. Sabrina Di Sante Sabrina Di Sante ha detto:

    Dal sito: http://www.pasolini.net/Pasolini-e-Roma/slides/33.%20Roma%20Borghetto%20Prenestino.html

    La realtà delle baracche si propone di nuovo con le moderne “bidonvilles”, rinate oggi nei margini della periferia e abitate da chi è povero, emarginato, immigrato, rom. Aggravata dalla questione dell’appartenenza ad aree sociali diverse rispetto a quella italiana e dalla difficoltà della mediazione, sia essa culturale o sociale. E strumentalizzata da imprenditori della paura che fomentano antichi e mai sepolti comportamenti razzistici da sperimentare sui “diversi”..
    «Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano le forme tipiche delle SS. Una visione apocalittica, certamente la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.» (Pier Paolo Pasolini, 1974, Festa dell’Unità, Milano)
    Il Borghetto Prenestino si forma nel 1928, contemporaneamente ai primi sventramenti intorno a Piazza Venezia; si svilupperà nel dopoguerra, con la massiccia ondata di emigrazione dal sud Italia per sfuggire alla disoccupazione e alla miseria. Quegli immigrati diventeranno in gran parte i lavoratori edili che costruiranno i palazzi della nuova caotica Roma; ma chi costruisce case, non ne avrà una per sé e per la propria famiglia … Il Borghetto Prenestino era un vero paese, dove le persone spesso continuavano a vivere nello stesso modo e con le stesse difficoltà che avevano nei paesi di provenienza: mancanza di servizi igienici, di lue elettrica, di acqua. Così la vita si svolgeva all’aperto e la fontana diventava simbolo di disagio, ma anche centro della vita sociale, attorno a cui incontrarsi, creare rapporti, comunicare.
    Pasolini racconta al mondo qual è la vita nelle borgate romane, ne coglie il dramma, ne descrive gli abitanti: «Mi sono affacciato a guardare quello che succedeva dentro l’anima di un sottoproletario della periferia romana (insisto a dire che non si tratta di un’eccezione, ma di un caso tipico di almeno metà Italia): e vi ho riconosciuto tutti gli antichi mali (e tutto l’antico, innocente bene della pura vita). Non potevo che constatare: la sua miseria materiale e morale, la sua feroce e inutile ironia, la sua ansia sbadata e ossessa, la sua pigrizia sprezzante, la sua sensualità senza ideali e, insieme a tutto questo, il suo atavico, superstizioso cattolicesimo di pagano … Nel 1961 la cultura borghese forniva ai sottoproletari romani una morale e una filosofia da classe dominata, che la classe dominante si accontentava di dominare poliziescamente, senza costringerla ad assorbire la propria ideologia. Tra il 1961 e il 1975 qualcosa di essenziale è cambiato: si è avuto il genocidio. Si è distrutta culturalmente una popolazione, quel mondo delle borgate romane non c’è più: quelle battute, quel modo di parlare, quel modo di essere sono scomparsi … Se io oggi volessi rigirare Accattone, non potrei più farlo. Non troverei più un solo giovane che sapesse dire, con quella voce quelle battute. Non soltanto egli non avrebbe lo spirito e la mentalità per dirle: ma addirittura non le capirebbe nemmeno.» (Pier Paolo Pasolini, “Corriere della Sera”, 1975) (da A.G.La.s.t., Associazione di Volontariato)

  2. Avatar Loredana Diana ha detto:

    Manlio Dessy
    Mia madre viveva alla borgata prenestina, mia nonna vendeva uova e polli a casalbertone, famiglia De Gennaro, c’ho passato i più belli anni della mia infanzia.Un gran bel ricordo grazie a tutti, ora mi è venuto in mente che ero proprio li il giorno che è caduto l’aereo alla borgata gordiani, na pipinara de ragazzini a core pe vedè quello che era successo, incoscienti e spensierati. BELLO

  3. Avatar roberto ha detto:

    Anche io ero lì il giorno della caduta dell’aereo ricordo il cielo nero con delle fiammelle che cadevano avevo 5 anni

  4. Avatar nadia ha detto:

    anche io ero lì,avrò avuto 5 o 6 anni e cerco foto di quel giorno…che giorno era?grazie nadia

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