Roma Sparita | Storia e Cultura - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey) Roma Sparita | Storia e Cultura - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Er muratorino

Er muratorino
Raffaella La Crociera, la poccola poitessa romana (23-11-1940 – 2-11-54)
Anno: 9 agosto 1954

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Piercarlino

Franco Califano 1977
Autori: Francesco Califano / Francesco Del Giudice / Douglas Gattini Ramirez

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La pennichella

Oh! oh! oh! Lo sai perchè la gente s’arrovella
e dice che la vita nun è bella?
Perchè je tocca de campà de corza,
e stretta in una morza,
nun c’ha pi er tempo della pennichella;
ossìa, quella mezz’ora de dormita,
che se faceva nonno!
La quale, drento ar treno della vita…
è er supplemento rapido dèr sònno!

La pennichella classica, ha il suo cerimoniale,
bisogna stà alle regole, perchè sinnò nun vale,
er letto è sconsigliabile, ch’er sònno la te passa,
ce vo’ le sedia a dondolo, o ‘na poltrona bassa!
E a questo punto, metti a cuccia er cane e accosta le persiane;
ma non le chiude tutte ch’è ‘no sbajo, lassace uno spiraglio,
perchè il brusìo del mondo, t’arrivi in sottofondo…
La vita te diventa un po’ più bella, e capirai che d’è la pennichella!

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Palazzetto Peretti

Palazzetto Peretti in via dei Leutari al n. 23
Il toponimo non deriva dai fabbricanti di liuti, come fino ad oggi si è ritenuto, anche se in alcuni documenti è indicato Vicus opificum testudinum (vicolo dei fabbricanti di liuti), bensì da una famiglia Leutari, appartenente alla parrocchia di San Lorenzo in Damaso.
Nel palazzetto al n. 23 abitò, da Cardinale, Papa Sisto V; in quello stesso palazzetto entrò sposa di Francesco Perretti – nipote di Sisto V – la bellissima e tragica Vittoria Accoramboni. Francesco Perretti fu ucciso da Paolo Giordano Orsini che voleva soltanto per sé la stupenda donna; alla morte di Paolo, Vittoria fu assassinata dal cognato Ludovico Orsini. Altre due celebri donne abitarono in via dei Leutari: Isabella Borgia, meno nota della sorellastra Lucrezia e la patetica figura di Maria Bibbiena, fidanzata di Raffaello che ivi morì forse di crepacuore per le intemperanze del famoso fidanzato.

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Tabella stradale

Antica tabella stradale in via Laurina, da via del Corso a via del Babuino. In genere si fa risalire il toponimo a Laura Martinozzi, fondatrice del monastero delle Orsoline nel 1684. Ma la denominazione risulta anteriore e la si trova nel Theatrum Urbis di Pompeo Ugonio, che morì nel 1614, quando ancora la Martinozzi non era nata. Il toponimo potrebbe piuttosto derivare dalla antica località campestre detta anche Lavorina; ma in ogni caso non ne resta chiaro il significato.
Un bassorilievo raffigurante due pellegrini con la scritta Via Peregrinorum (si trova, oggi, all’inizio della strada, sotto una finestra murata) ha fatto ritenere allo Gnoli che così si chiamasse un tempo la via perché percorsa dai romei; in realtà i pellegrinaggi provenienti dalla via Flaminia in direzione di Santa Maria Maggiore procedevano per via del Babuino. Si è pensato allora che la tabella in questione non appartenesse a via Laurina, ma vi fosse stata trasportata da altra strada. Ma il D’Onofrio ha supposto giustamente che la «vigna Massimi, o forse anche qualche rudere ancora emergente di un gigantesco sepolcro piramidale romano, dovevano ostruire l’imbocco», per cui la via Laurina «serviva ad aggirare tale ostacolo».

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Portoncino de Testaccio

Stasera una gran sete del passato
di un sogno che per colpa mia è sfumato
il cuore mio vuol far l’indifferente
ma vede solo il pianto del presente
andiamo, lui mi dice, è questa l’occasione
di riveder l’antico… turrione
vecchio… rione

Portoncino de Testaccio
senza chiave né paletti son vent’anni che tu aspetti
di vedere un ragazzaccio
con i libri sotto il braccio.
Tu lo sai quanto ho studiato
per la laurea da avvocato
e difendo in tribunale
ho un palazzo in un bel viale
ma la mia felicità
io l’ho lasciata qua
io l’ho lasciata qua

Portoncino de Testaccio
sempre aperto a tutte l’ore
sù riprenditi il mio cuore
che vestito da signore
piano piano se ne muore.

E un giorno mi sposai per convenienza
per l’ambizione persi la coscienza
lasciando Nina mia che m’adorava mi pare di sentirla che diceva
“perchè pé ‘na straniera
signora americana
tu fai soffrì sto core de Romana
de ‘na Romana”

Sto piangendo ma che faccio
io te do l’urtimo abbraccio
portoncino de Testaccio

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L’Arte

Gran bell’arte è er pittore, lo scoparo, Er giudisce, er norcino , er rigattiere, Er beccamorto, er medico, er cucchiere, Lo stroligo, er poveta e ‘r braghieraro . Piú mmejj’arte è er cerusico, er...

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Piazza dell’Alberone

Nel 1943, durante la guerra, due famiglie vennero all’Alberone, nell’ex palazzo delle ferrovie, abitavano al nono piano una di fianco all’altra, avevano molti figli ma tra due, Egidio e Giuseppina, sbocciò un grande amore, lei era bellissima, con due occhi azzurri come il cielo, veniva da Cassino, dove aveva perso tutto…e quella casa, quel quartiere, per lei furono come un grembo materno, a cui affidare la sua esistenza.
Lì, tra il Liceo Augusto e il cinema Maestoso, loro concentrarono infatti tutta la loro vita, tre figli, io sono una di loro, e tutto quello che la vita passa…
Il mercato per lei era casa, papà dopo il lavoro passava un’oretta con gli amici dal Bersagliere o da Ciarla o in una bettola vicino al deposito Stefer, e c’erano la Novena di Natale, il Mese Mariano, i pomeriggi a Villa Lazzaroni, la domenica a Villa Celimontana, le lumache a San Giovanni, e c’era la solidarietà, nel palazzo chi sapeva faceva, punture, cucito, prendere o portare i bimbi a scuola, assistere nella malattia, un pensierino per battesimi cresime e matrimoni, cucinare per le famiglie dei defunti…
Egidio nel 1995 purtroppo se n’e’ andato, lei e’ rimasta sola e noi avremmo voluto che venisse ad abitare magari vicino a me, questa e’ sempre stata la sua risposta:
“Vostro padre qui mi ha lasciato e qui mi deve ritrovare, all’Alberone”
Amava così tanto quel posto che persino su google maps fino allo scorso anno si vedeva la sua testolina bianca sul balcone, dove ha passato i suoi ultimi anni.
Ma l’età ha portato l’alzheimer e nel 2012 ho dovuto portarla via, le feci quel giorno qualche foto sul balcone, in una le ho detto, col cuore gonfio, “mamma saluta l’Alberone”
lei, che non capiva che stava andando via per sempre, guardò l’Albero e disse “Ciao amore”…

Ricordo scritto da Loredana Diana per Roma Sparita