Roma Sparita | Storia e Cultura - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Adamo e er Gatto

ADAMO E ER GATTO
Trilussa

Appena Adamo vidde er primo Gatto
je propose un contratto.
— Senti: — je disse — se m’ubbidirai
in tutto quello che me pare e piace,
te garantisco subbito una pace
come nessuno l’ha goduta mai.
Però bisognerà che fin d’adesso
me tratti co’ li debbiti rispetti
e rimani fedele e sottomesso…
Accetti o nun accetti?

— Grazzie, ne faccio senza:
la pace nun se compra, — disse er Micio —
ma se guadagna co’ l’indipennenza
a costo de qualunque sacrificio.
A me nun m’ingarbuji come er Cane
che, per un po’ de pane,
s’accuccia e t’ubbidisce a la parola.
Vojo la pace mia senza controllo,
senza frustate, senza musarola,
senza catene ar collo!
Dar modo come parli ho già capito
che in fonno ciai l’istinto d’un tedesco… —
E ner di’ questo er Gatto, insospettito,
arzò la coda e lo guardò in cagnesco.

5

La befana

Guardi – dice er commesso – che carina
‘sta bamboletta qua:
move la testa quanno che cammina,
dice papà e mammà,
chiude I’occhietti si la mette a letto,
ciò er vestito de seta cor merletto…
La pupa s’è convinta: – Mamma, è bella!
Dì a la Befana che me porti quella,
e che me porti puro la cucina,
la cammera da letto, er salottino…
Ma qui s’azzitta; dietro a la vetrina
ha visto ‘na pupetta cor nasino
appiccicato, sfranto sur cristallo,
che j’ha fatto impressione ner guardallo.

[continua…]

Checco Durante

3

E’ ritornata la Befana

Oggi, ch’è aritornata la Befana,
ripenso a quanno ch’ero regazzino:
vedo Piazza Navona, la buriana,
rìsento er concertino fatto co’ le trombette
dentro l’orecchio de le regazzette
che a forza de risate e de strilletti
e facenno vedé de scappa via,
pareveno ‘no stormo d’ucelletti.
Quanta semplicità! Quanta allegria.
E me rivedo puro que la sera
che nonna me se mise accosto al letto
e, doppo detta assieme la prejera,
me fece un discorsetto.
Dice: – Stanotte ariva la Befana…
Va in giro pe’ li tetti
ìnfagottata in una palandrana,
e cià un sacco co’ tanti regaletti
pe’ le creature bone
pe’ vedelle contente,
e un antro co’ la cenere e er carbone
pe’ quelle più cattive e impertinente.
E gira… gira sempre, poverettal
Se ferma solamente a ‘gni cammino
pe’ poté mette dentro a la carzetta
quello che ha meritato er regazzìno.
Però, cocco mio bello, t’ho da dì
che la Befana nun finisce qui,
che la Befana nun è mai finita
ma t’accompagnerà tutta la vita,
pronta a premiatte si fai |’azzione bone…
si fai der male pronta gastigatte
portannote la cenere e er carbone.
Senti tu’ nonna che te dice questo:
Mantiette sempre onesto…
ricordete che ar monno quer che vale
è fa sempre der bene e mai der male.
So passati tant’anni…
N’ho fatto de cammino su ‘sto monno…
da la vita ciò avuto gioie e affanni…
er nipotino è diventato nonno.
Ma la voce de nonna, pora vecchia,
ancora me risona nell’orecchia:
– Ricordete che ar monno quer che vale
è fa sempre der bene e mai der male. –
E mo, come quann’ero regazzino,
me domanno co’ un po’ de commozione:
– Si metto la carzetta ner cammino
ce trovo più regali… o più carbone?

Checco Durante

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Roma – Gogol

“Come un cacciatore che esca di buon mattino, come un antico cavaliere alla ricerca di avventure, ogni giorno egli andava a scoprire sempre nuovi portenti e senza volerlo si fermava se d’un tratto, nel mezzo di un vicolo, insignificante, gli si ergeva davanti un palazzo che spirava austera, cupa solennità: le massicce mura imperiture erano costruite in scuro travertino, coronava la sommità un colossale cornicione splendidamente composto, il portale era incorniciato da lastre di marmo e le finestre occhieggiavano con imponenza, cariche di opulenti fregi architettonici….[continua a leggere….]

10

Er Bacio

Nina, nu’ je da retta ar confessore,
lui se sbaja, perché, si m’hai baciato.
sta’ puro certa che nun hai peccato
e nun ciài perso un cinico d’onore.

Ninè, fatte capace, che l’amore
senza baci è ‘n amore sfortunato;
perché er bacio, p’un òmo innammorato
èun gran tesoro, è un barzimo der còre.

Di’ ar confessore che nun se confonna
e che, Ninetta bella, io t’ho baciato
perché tu arissomij a ‘na madonna.

Te bacerò ‘gnisempre in sempiterno,
a costo puro, vedi, l’ho giurato
d’annammene a scallà er coso giù all’inferno

Aquilante Ernesto (1884-1966)

18

Perché sta a Roma lei, signor Meis?

– Perché sta a Roma lei, signor Meis?

Mi strinsi ne le spalle e gli risposi:

– Perché mi piace di starci…

– Eppure è una città triste, – osservò egli, scotendo il capo. – Molti si meravigliano che nessuna impresa vi riesca, che nessuna idea viva vi attecchisca. Ma questi tali si meravigliano perché non vogliono riconoscere che Roma è morta. [ Continua a leggere… ]

16

Nasceva Trilussa

Il 26 ottobre 1871 nasceva a Roma Trilussa,
pseudonimo di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri.

10

1943

“Il cancello era aperto: non c’era nessuno di guardia all’esterno, e nemmeno dal casotto della polizia, subito al di là del cancello, nessuno la richiamò. A forse una decina di passi dall’entrata, si cominciò ad udire a qualche distanza un orrendo brusio, che non si capiva, in quel momento, da dove precisamente venisse. Quella zona della stazione appariva, attualmente, deserta e oziosa; e le sole presenze che si scorgessero erano, al di là dal limite dello scalo, distanti entro la zona della ferrovia principale, due o tre inservienti del personale ordinario, dall’apparenza tranquilla.
Verso la carreggiata obliqua di accesso ai binari, il suono aumentò di volume. Non era, come Ida s’era già indotta a credere, il grido degli animali ammucchiati nei trasporti, che a volte s’udiva echeggiare in questa zona. Era un vocio di folla umana, proveniente, pareva, dal fondo delle rampe, e Ida andò dietro a quel segnale, per quanto nessun assembramento di folla fosse visibile fra le rotaie di smistamento e di manovra che s’incrociavano sulla massicciata intorno a lei. Nel suo tragitto, che a lei parve chilometrico e sudato come una marcia nel deserto (in realtà erano forse una trentina di passi) essa non incontrò nessuno, salvo un macchinista solitario che mangiavada un cartoccio, vicino a una locomotiva spenta, e non le disse nulla. Forse, anche i pochi sorveglianti erano andati a mangiare. Doveva essere mezzogiorno passato da poco.

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LA DOMENICA DELLE ROSE AL PANTHEON

LA DOMENICA DELLE ROSE AL PANTHEON
Domenica 15 maggio ore 12 al Pantheon

Il Pantheon è uno dei monumenti di Roma noti in tutto il mondo e che meraviglia ancora visitatori e romani ogni volta che si varchi la sua soglia. Eretto tra il 25 ed il 27 d.C da Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, per onorare tutti gli Dei conosciuti, fu completamente ripensato dall’imperatore Adriano, nel 118 d.C, ed è in questa forma che è giunto sino a noi, conservando però sulla fronte l’antica iscrizione dedicatoria di Agrippa.
Come molti monumenti romani cadde in abbandono con la fine dell’impero fino a quando l’imperatore bizantino Foca non decise di farne dono a Papa Bonifacio VIII, nel 608. E da questo momento in poi inizia per questo monumento straordinario una seconda vita. Il Papa trasformerà l’antico tempio pagano, dedicato a tutti gli dei, nella chiesa di santa Maria ad Martyres, dedicandola quindi a tutti i martiri. […]