Roma Sparita | Storia e Cultura - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey) Roma Sparita | Storia e Cultura - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Palazzetto Peretti

Palazzetto Peretti in via dei Leutari al n. 23
Il toponimo non deriva dai fabbricanti di liuti, come fino ad oggi si è ritenuto, anche se in alcuni documenti è indicato Vicus opificum testudinum (vicolo dei fabbricanti di liuti), bensì da una famiglia Leutari, appartenente alla parrocchia di San Lorenzo in Damaso.
Nel palazzetto al n. 23 abitò, da Cardinale, Papa Sisto V; in quello stesso palazzetto entrò sposa di Francesco Perretti – nipote di Sisto V – la bellissima e tragica Vittoria Accoramboni. Francesco Perretti fu ucciso da Paolo Giordano Orsini che voleva soltanto per sé la stupenda donna; alla morte di Paolo, Vittoria fu assassinata dal cognato Ludovico Orsini. Altre due celebri donne abitarono in via dei Leutari: Isabella Borgia, meno nota della sorellastra Lucrezia e la patetica figura di Maria Bibbiena, fidanzata di Raffaello che ivi morì forse di crepacuore per le intemperanze del famoso fidanzato.

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Tabella stradale

Antica tabella stradale in via Laurina, da via del Corso a via del Babuino. In genere si fa risalire il toponimo a Laura Martinozzi, fondatrice del monastero delle Orsoline nel 1684. Ma la denominazione risulta anteriore e la si trova nel Theatrum Urbis di Pompeo Ugonio, che morì nel 1614, quando ancora la Martinozzi non era nata. Il toponimo potrebbe piuttosto derivare dalla antica località campestre detta anche Lavorina; ma in ogni caso non ne resta chiaro il significato.
Un bassorilievo raffigurante due pellegrini con la scritta Via Peregrinorum (si trova, oggi, all’inizio della strada, sotto una finestra murata) ha fatto ritenere allo Gnoli che così si chiamasse un tempo la via perché percorsa dai romei; in realtà i pellegrinaggi provenienti dalla via Flaminia in direzione di Santa Maria Maggiore procedevano per via del Babuino. Si è pensato allora che la tabella in questione non appartenesse a via Laurina, ma vi fosse stata trasportata da altra strada. Ma il D’Onofrio ha supposto giustamente che la «vigna Massimi, o forse anche qualche rudere ancora emergente di un gigantesco sepolcro piramidale romano, dovevano ostruire l’imbocco», per cui la via Laurina «serviva ad aggirare tale ostacolo».

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Portoncino de Testaccio

Stasera una gran sete del passato
di un sogno che per colpa mia è sfumato
il cuore mio vuol far l’indifferente
ma vede solo il pianto del presente
andiamo, lui mi dice, è questa l’occasione
di riveder l’antico… turrione
vecchio… rione

Portoncino de Testaccio
senza chiave né paletti son vent’anni che tu aspetti
di vedere un ragazzaccio
con i libri sotto il braccio.
Tu lo sai quanto ho studiato
per la laurea da avvocato
e difendo in tribunale
ho un palazzo in un bel viale
ma la mia felicità
io l’ho lasciata qua
io l’ho lasciata qua

Portoncino de Testaccio
sempre aperto a tutte l’ore
sù riprenditi il mio cuore
che vestito da signore
piano piano se ne muore.

E un giorno mi sposai per convenienza
per l’ambizione persi la coscienza
lasciando Nina mia che m’adorava mi pare di sentirla che diceva
“perchè pé ‘na straniera
signora americana
tu fai soffrì sto core de Romana
de ‘na Romana”

Sto piangendo ma che faccio
io te do l’urtimo abbraccio
portoncino de Testaccio

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L’Arte

Gran bell’arte è er pittore, lo scoparo, Er giudisce, er norcino , er rigattiere, Er beccamorto, er medico, er cucchiere, Lo stroligo, er poveta e ‘r braghieraro . Piú mmejj’arte è er cerusico, er...

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Piazza dell’Alberone

Nel 1943, durante la guerra, due famiglie vennero all’Alberone, nell’ex palazzo delle ferrovie, abitavano al nono piano una di fianco all’altra, avevano molti figli ma tra due, Egidio e Giuseppina, sbocciò un grande amore, lei era bellissima, con due occhi azzurri come il cielo, veniva da Cassino, dove aveva perso tutto…e quella casa, quel quartiere, per lei furono come un grembo materno, a cui affidare la sua esistenza.
Lì, tra il Liceo Augusto e il cinema Maestoso, loro concentrarono infatti tutta la loro vita, tre figli, io sono una di loro, e tutto quello che la vita passa…
Il mercato per lei era casa, papà dopo il lavoro passava un’oretta con gli amici dal Bersagliere o da Ciarla o in una bettola vicino al deposito Stefer, e c’erano la Novena di Natale, il Mese Mariano, i pomeriggi a Villa Lazzaroni, la domenica a Villa Celimontana, le lumache a San Giovanni, e c’era la solidarietà, nel palazzo chi sapeva faceva, punture, cucito, prendere o portare i bimbi a scuola, assistere nella malattia, un pensierino per battesimi cresime e matrimoni, cucinare per le famiglie dei defunti…
Egidio nel 1995 purtroppo se n’e’ andato, lei e’ rimasta sola e noi avremmo voluto che venisse ad abitare magari vicino a me, questa e’ sempre stata la sua risposta:
“Vostro padre qui mi ha lasciato e qui mi deve ritrovare, all’Alberone”
Amava così tanto quel posto che persino su google maps fino allo scorso anno si vedeva la sua testolina bianca sul balcone, dove ha passato i suoi ultimi anni.
Ma l’età ha portato l’alzheimer e nel 2012 ho dovuto portarla via, le feci quel giorno qualche foto sul balcone, in una le ho detto, col cuore gonfio, “mamma saluta l’Alberone”
lei, che non capiva che stava andando via per sempre, guardò l’Albero e disse “Ciao amore”…

Ricordo scritto da Loredana Diana per Roma Sparita

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Pasqualino cocco bello

Mi ricordo le estati da bambina, a Fiumicino, nei primi anni ’60. Allora c’era una spiaggia immensa, ferrosa, la mattina era tutta una buca, per i bambini che giocavano, i “fagottari” che mettevano cocomeri e vino in fresco, anziani che, nelle ore più calde, facevano le “sabbiature” per i dolori alle ossa.
Ogni mattina passava un pescatore, originario di Minturno, vendeva cartocci di telline, io e papà ne eravamo ghiotti, così le comprava e si fermava a chiacchierare col pescatore. Con lui c’era suo figlio, un bambino con gli occhi del colore del mare, aveva anche lui un secchiello con le telline e fiero seguiva il suo papà…
Dopo molti anni tutto cambiò, le maree avevano mangiato la spiaggia, il ferro non si vedeva più, così come i fagottari e le loro buche, c’era però un giovane dagli occhi colore del mare, non più con il secchiello ma con una carriola, non più telline ma cocco olive e noccioline…
Oggi non c’è più nulla di tutto quello che era, nessuno si sdraia in terra con l’asciugamano, nessuno mette in fresco nulla nelle buche ma ancora adesso… sdraiati nel comodo lettino con gli occhi chiusi, da lontano si sente una voce che ti riporta indietro nel tempo, ritrovando odori colori ricordi…ed eccolo lì, con carriola e cappello di paglia a gridare…
“Cocco belloooo
A regazzì ma nun piagnete???
E’ arrivato Pasqualino cocco bello”

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Roma parlaje tu

Tu me giri attorno
Come l’ape ar fiore
Pure si nun voi capire
Roma me regge er gioco
Pe rubatte er core

Roma, parlaje tu
Io so sortanto che je vojo bene
Notte, parlaje tu
Col gorgoglio de tutte le fontane
Con quell’aria che brucia tra i rami
Come un respiro
Daje un brivido dolce
Come vorrei far’io

Roma, parlaje tu
Perché tu ce lo sai
Che l’ho ner core
Roma, parlaje tu
Ma scegli ad una ad una le parole
Lei me capirà
Che nel mentre che gliè rubo er primo bacio
Se stringerà più forte
E si je piacio me lo dirà stanotte

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Porta Portese

Porta Portese

Fiore de sale
l’amore fa penà ma nun se more…
d’amore nun se more me se sta male…

Claudio Baglioni
tratta da Questo Piccolo Grande Amore 1972

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Tutti ar mare

Tutti ar mare,
tutti ar mare
a mostra’ le chiappe chiare,
co’ li pesci,
in mezzo all’onne,
noi s’annamo a diverti’.

Tutti ar mare,
tutti ar mare
a mostra’ le chiappe chiare,
co’ li pesci,
in mezzo all’onne,
noi s’annamo a diverti’…..

Scritta e cantata da Gabriella Ferri – 1973

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Sora Lella

“Fa quello che te fa’ felice perché tu sei er quadro no a cornice”
Sora Lella (Elena Fabrizi) 17 giugno 1915-9 agosto 1993