Roma Sparita | Storia e Cultura - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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La Fontana dell’Acqua Acetosa

La Fontana dell’Acqua Acetosa si trova nel Quartiere Parioli, in Via dei Campi Sportivi, un luogo che fino ai primi del ‘900 era aperta campagna, come ci mostra anche il dipinto di Christoffer Wilhelm Eckersberg.
L’acqua era detta “acetosa” in quanto aveva un vago e piacevole sapore d’aceto, e fino alla metà del 1900 era considerata fra le migliori acque litiche d’Italia.
Il primo papa che sperimentò le virtù curative dell’acqua acetosa fu Paolo V (Camillo Borghese 1605-1621) che fece costruire la prima semplice fontana nel 1613 e a riprova della bontà dell’acqua fece apporre una lapide con la scritta: “risana i reni, lo stomaco, la milza ed il fegato. Quest’acqua salubre giova a mille mali”. [Continua a leggere…]

Foglie d'autunno 4

Autunno

Indove ve n’annate,
povere foje gialle,
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino?
da un bosco o da un giardino?
E nun sentite la malinconia
der vento stesso che ve porta via?
Io v’ho rivisto spesso
su la piazzetta avanti a casa mia,
quanno giocate e ve correte appresso
fra l’antra porcheria de la città,
e ballate er rondò co’ la monnezza
com’usa ne la bona società

Jeri, presempio, quanti mulinelli
ch’avete fatto in termine d’un’ora
assieme a un rotoletto de capelli!
Èreno forse quelli
ch’ogni matina butta una signora…
Je cascheno, così, come le foje,
e, come a voi, nessuno l’ariccoje
manco in memoria de li tempi belli!

Forse quarche matina,
fra l’antre cose che ve porta er vento,
troverete le lettere amorose
che me scriveva quela signorina,
quela che m’ha mancato ar giuramento.
L’ho rilette e baciate infìno a jeri:
oggi, però, le straccio volentieri
e ve le butto… Bon divertimento!

Trilussa

Cortile con panni stesi 5

Cortile

Li panni stesi giocano cór vento
tutti felici d’asciugasse ar sole:
zinali, sottoveste, bavarole,
fasce, tovaje… Che sbandieramento!
Su, da la loggia, una camicia bianca
s’abbotta d’aria e ne l’abbottamento
arza le braccia ar celo e le spalanca.
Pare che dica: — Tutt’er monno è mio! —
Ma, appena er vento cambia direzzione,
gira, se sgonfia, resta appennolone…
E un fazzoletto sventola l’addio.

Trilussa

Stella cadente 14

Stella cadente

Quanno me godo da la loggia mia
quele sere d’agosto tanto belle
ch’er celo troppo carico de stelle
se pija er lusso de buttalle via,
a ognuna che ne casca penso spesso
a le speranze che se porta appresso.

Perché la gente immaggina sur serio
che chi se sbriga a chiede quarche cosa
finché la striscia resta luminosa,
la stella je soddisfa er desiderio;
ma, se se smorza prima, bonanotte:
la speranzella se ne va a fa’ fotte.

Jersera, ar Pincio, in via d’esperimento,
guardai la stella e chiesi: — Bramerei
de ritrovamme a tuppertù co’ lei
come trent’anni fa: per un momento.
Come starà Lullù? dov’è finita
la donna ch’ho più amato ne la vita? —

Allora chiusi l’occhi e ripensai
a le gioje, a le pene, a li rimorsi,
ar primo giorno quanno ce discorsi,
a quela sera che ce liticai…
E rivedevo tutto a mano a mano,
in un nebbione piucchemmai lontano.

Ma ner ricordo debbole e confuso
ecco che m’è riapparsa la biondina
quanno venne da me quela matina,
giovene, bella, dritta come un fuso,
che me diceva sottovoce: — È tanto
che sospiravo de tornatte accanto! —

Er fatto me pareva così vero
che feci fra de me: — Questa è la prova
che la gioja passata se ritrova
solo nel labirinto der pensiero.
Qualunquesia speranza è un brutto tiro
de l’illusione che ce pija in giro. —

Però ce fu la mano der Destino:
perché, doppo nemmanco un quarto d’ora,
giro la testa e vedo una signora
ch’annava a spasso con un cagnolino.
Una de quele bionde ossiggenate
che perloppiù ricicceno d’ estate.

— Chissà — pensai — che pure ‘sta grassona
co’ quer po’ po’ de robba che je balla
nun sia stata carina? — E ner guardalla
trovai ch’assommava a ‘na persona…
Speciarmente er nasino pe’ l’insù
me ricordava quello de Lullù…

Era lei? Nu’ lo so. Da certe mosse,
da la maniera de guarda la gente,
avrei detto: — È Lullù, sicuramente… —
Ma ner dubbio che fosse o che nun fosse
richiusi l’occhi e ritornai da quella
ch’avevo combinato co’ la stella.

Trilussa (1938)

Renato Nicolini 66

Non guido la macchina

“Non guido la macchina, giro molto a piedi ed è una città che solletica il mio lato surrealista. Arrivo sempre tardi agli appuntamenti perchè lungo il cammino trovo sempre qualcosa che mi incuriosisce”.

Renato Nicolini

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Robivecchi e Stracciarolo

ROBIVECCHI: Il Robivecchi era colui che comprava e vendeva oggetti usati e vecchi, sia come ambulante che all’interno di una bottega. Questo mestiere si praticava a Roma già dal XVII sec ed era appannaggio...

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Serata Romana

Dove vai per le strade di Roma,
sui filobus o tram in cui la gente,
ritorna? In fretta, ossesso, come,
ti aspettasse il lavoro paziente,
da cui a quest’ora gli altri rincasano?
E’ il primo dopocena, quando il vento,
sa di calde miserie familiari,
perse nelle mille cucine, nelle,
lunghe strade illuminate,
su cui più chiare spiano le stelle.
Nel quartiere borghese, c’è la pace,
di cui ognuno dentro si contenta,
anche vilmente, e di cui vorrebbe,
piena ogni sera della sua esistenza.
Ah , essere diverso – in un mondo che pure,
è in colpa – significa non essere innocente…
[…]

Santi 21

Li santi che cce protèggheno da li malanni

Er Santo che cce protègge contro li dolori de la vessica de l’urina è Ssan Libborio.
Contro la tigna e la rógna San Galicano.
Contro li dolori rumatichi San Mavuro abbate.
Contro la podagra San Tomasso.
San Biacio ce protègge da li mali de la góla.
Sant’Erasmo da li dolori spasmôdichi.
Sant’Antonio de Padova protègge tutte le bbestie da qualunque siesi malanno; e ll’ómmini da le cascate.
Santa ‘Pollonia ce guarda dar male de li denti.
Sant’Irena e Ssanta ‘Lisabbetta contro li furmini e ll’antre porcherie.
Santa Bónósa contro er vajòlo.
Santa Lucia contro tutti li malanni all’occhi.
Sant’Anna protègge le donne partorènte.
San Ghetano li collerosi.
San Rocco l’appestati.
Santa Marta ce sarva da le mmalatie ‘pidèmiche.
Sant’Agusto ce sarva dar dolor de testa.
Sant’Andrea Avellino ce sarva (sarvognuno!) da l’accidenti.
San Nicola e Sant’Emidio ce protèggheno da li taramoti.
San Maturino e Sant’Aventino ce sarveno da la pazzìa.
San Zaccaria fa pparlà’ li muti.
Sant’Utropio guarisce li stroppi.
Santo Toto (Teodoro) protègge li malanni de le crature e dde le bbalie o dde le donne che allèveno…
E accusì via discurènno.

Giggi Zanazzo

Anna Magnani 11

Gli errori

“Di errori ne ho fatti parecchi, di cattive azioni mai.
Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico: la vendetta è volgare come il rancore.
Questo mi dà una tal forza da leoni.
Una forza che non mi fa avere paura di nulla.”

Anna Magnani