Cultura popolare Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

Category: Cultura popolare

20

Robivecchi e Stracciarolo

ROBIVECCHI: Il Robivecchi era colui che comprava e vendeva oggetti usati e vecchi, sia come ambulante che all’interno di una bottega. Questo mestiere si praticava a Roma già dal XVII sec ed era appannaggio...

43

Er Pandorato

ER PANDORATO
Aldo Fabrizi)

Le fette de pagnotte un po’ rifatte
vanno tajate inerte, no’ a sfojetta
com’er pane che chiameno a cassetta,
quelle nun pònno mai rimane intatte.

E mò ve spiego come vanno fatte:
s’hanno da mette in una terinetta
a mollo a ‘no sbattuto d’òva e latte
e ce se fanno sta ‘na mezzoretta.

Quanno ch’er Pane è bene imbeverato
s’indora fritto all’ojo o a tutto buro
p’ave’ diritto ar nome “Pandorato”.

Certo chi soffre de colesterina
e nun se vo’ aggravà, rinunci puro,
e vada a letto co’ la minestrina.

47

Filetti di Baccalà

I Filetti di Baccalà sono una delle delizie della cucina romana: grande classico della vigilia di Natale ma adatti ad ogni occasione, soprattutto nel periodo di magro. Il loro successo si deve alla bontà,...

17

LI SCIAMBROTTI

LI SCIAMBROTTI
Aldo Fabrizi

Signora, questo è un piatto senza inguacchi:
compri ‘na bella cima romanesca,
de quelle fatte a pigna verde, fresca,
je levi torso foje e poi la scacchi.

Si er cacchio è grosso è mejo che se spacchi,
e a garanzia che er piatto je riesca,
faccia bollì co’ un pezzo de ventresca
li Rigatoni assieme co’ li cacchi.

Soffrigga la cipolla ben tritata,
in ojo e buro a foco moderato
finché nun se riduce cremolata.

Poi ci accondisca Rigatoni e broccoli,
co’ parmigiano e pepe macinato,
e si s’abbuffa nun me tiri moccoli.

104

Le castagnole alla romana

LE CASTAGNOLE ALLA ROMANA
Versare la farina in una terrina abbastanza grande. Mettere le uova, il burro fuso, la scorza di limone, il rhum, lo zucchero e un pizzico di sale e cannella. Lavorate l’impasto con energia fino a che questo non arriverà a una certa consistenza, quindi formate con le mani delle palline della grandezza di una castagna, che friggerete nell’olio bollente. Le palline si gonfieranno, appena dorate fatele sgocciolare ed asciugatele con della carta assorbente, cospargetele di zucchero a velo e servite.

433

Cucina Romana: le Puntarelle

CUCINA ROMANA: LE PUNTARELLE
Le punaterelle sono un tipico contorno della cucina romana e altro non sono che il germoglio di quello che a Roma si chiama “Cicorione” e che nel resto d’Italia viene chiamato Cicoria Catalogna (Il Belli specifica: “Insalata fatta dal tallo di cicoria presso all’insemenzire”).
I germogli, le puntarelle, devono essere lavati accuratamente in acqua fredda e tagliati finemente riducendoli in striscioline. Vanno poi lasciati a bagno per almeno una mezz’ora. Si può aggiungere del ghiaccio che oltre ad attenuare un po’ il gusto amarognolo della verdura aiuterà i germogli ad assumere la caratteristica forma a riccio.
Si può intanto procedere con la preparazione della salsa.
Mettere in un mortaio uno o più spicchi d’aglio, qualche acciuga, olio extravergine di oliva, sale e pepe quanto basta, e aceto.
A questo punto scolate le puntarelle, aciugatele e conditele almeno una mezz’ora prima della loro messa in tavola.

50

Cucina Romana: il cazzimperio

Ciò che nel resto d’Italia si chiama pinzimonio, ottimo come antipasto, condimento o fine pasto, a Roma si definisce cazzimpèrio: condimento di olio sale e pepe “indove se pò intigne sellero (sedano), finocchi e ravanelli”. (Il Belli scrive: «Co ssale e ppepe e cquattro gocce d’ojjo poderissimo facce er cazzimperio»).
L’etimologia è molto incerta, non è chiara e sono state formulate varie ipotesi, più o meno divertenti (il termine si presta, lo ammetto). Probabilmente deriva da “cazza”, mestolo.
Famosa l'”osteria der Cazzimperio” nella quale “agnede” (andò) il Generale, incaricato dall’imperatore Nerone di investigare sugli umori dei suoi sottoposti: “E, lì, se tinse er grugno de carbone, / se messe una giaccaccia e serio serio / agnede all’osteria der Cazzimperio / framezzo a li gregari de Nerone”.

1

Maschere Romane: Cassandrino o Cassandro

Maschere Romane: Cassandrino o Cassandro

L’origine della maschera è alquanto discussa in quanto un Cassandro era noto a Siena già dal ‘500 ma Cassandrino fu considerata maschera romana a tutti gli effetti a partire dal XIX (per la realizzazione della marionetta si fa il nome di Filippo Tecli, incisore e attore) diventanto molto famosa e amata.
E’ rappresentato vestito con una giacca a coda di rondine, pantaloni di un colore più chiaro, scarpe con la fibbia, sulla testa una parrucca con cappello a tricorno e voce nasale. E’ di origine nobile, sposato con figlie da cui si lascia facilmente raggirare. E’ infatti credulone e sprovveduto e profondamente timido, tanto da risultare ridicolo e vulnerabile.