Storie e Leggende Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

Category: Storie e Leggende

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11 novembre

Li undici de novembre, guasi tutti li cornuti contenti
de Roma, se trovàveno le porte de la casa de loro
infiorate de mortella, de fiori, de nastri, de corna,
de sonetti, e dde ‘réna ggialla sparsa per tera.

‘Sto regalo je lo faceva in de la nottata quarche
amico aifìfezzionato, che si ppoi er cornuto lo vieniva
a scropi’, spesso spesso ce scappava l’ammazzato.

Come saperete tutti. San Martino è er protettore
de li sordati e dde li cornuti.

De li sordati, perchè ppuro quer santo è stato sor-
dato ; de li cornuti poi nun ve lo so a ddì’ : armeno
che anche lui nun ciavessi avuto moje !

Giggi Zanazzo

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Storie di Roma

Si racconta che a Roma ci fosse una donna molto litigiosa e attaccabrighe. Quando le donne si ritrovavano a lavare i panni al fiume lei non perdeva occasione per litigare con le sue vicine, per qualsiasi motivo, ed era quindi diventata famosa per le sue invettive.
Ma era sicuramente anche molto famoso il suo modo di scaricare la rabbia: dopo aver tanto litigato era solita recarsi sotto un’immagine di una Madonnina, posta in un’edicola vicino casa sua. Fattosi il segno della croce con tutta la devozione possibile, cominciava ad intonare questa litania indirizzata alla persona con la quale aveva litigato:

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Frate Orsenigo – er cacciadenti auffa de ‘na vorta

Avere mal di denti a Roma alla fine dell’800 non era affatto un problema. Sull’Isola Tiberina infatti, tra la spalletta di Ponte quattro Capi e la chiesa di S Giovanni Calibita, c’era un ottimo gabinetto dentistico molto rinomato, frequentato, gratuito e, soprattutto, indolore.
Era lo studio di Fra Battista Orsenigo, il più famoso “cavadenti” di tutta Roma attivo tra il 1868 e il 1903.
Fra Orsenigo era originario di Pusiano (Como) e aveva imparato nella bottega del padre, macellaio, l’arte dell’usare le mani e del tagliare. A 26 anni aveva poi preso i voti e la sua abilità fu scoperta e coltivata dal chirurgo Fra’ Benedetto Nappi, dell’ospedale di Firenze, che lo addestrò in quella che era considerata la “bassa” chirurgia e in particolare nel togliere i denti. Quando Fra’ Orsenigo si trasferì a Roma gli donò molti ferri odontoiatrici e fu proprio con questi ferri che il frate giunto a Roma aprì il suo gabinetto. Ma il suo non era uno studio dentistico come tutti gli altri.
La sua specialità infatti era quella di estrarre i denti alle persone senza l’ausilio di alcuno strumento ma con la sola forza delle mani e spesso il paziente si ritrovava senza dente senza nemmeno accorgersene. Il frate, con la scusa di palpare la gengiva dolente, esercitava una leggera pressione e il dente si staccava senza male alcuno, anche perchè il paziente era rilassato nel non vedere pinze, tenaglie o altri arnesi, di indubbia utilità ma dall’aspetto spaventoso per il povero dolorante paziente. Di sicuro lo aiutava in questa operazione anche la sua non comune prestanza fisica tanto che fu definito, dall’umorista Filiberto Scarpelli, come “un corrazziere lombardo in abito fantesco”. E pare che il frate si esercitasse ogni giorno con una pesante clava per rinforzare la muscolatura delle mani e fortificare così la presa delle sue dita.

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La storia di Righetto

Righetto era un bambino di 12 anni, orfano di entrambi i genitori, che lavorava per un fornaio facendo consegne. Suo compagno era l’inseparabile cane chiamato “Sgrullarella”. Nell’estate del 1849 si trovò ad essere un protagonista attivo nella difesa della Repubblica Romana, proclamata a Roma dopo la cacciata di Papa Pio IX.
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La Torre della Scimmia

In Via dei Portoghesi 18, tra via dei Pianellari e Via dell’Orso, si trova Palazzo Scapucci, anche se è più noto, forse, come il Palazzo della Scimmia, o Torre della Scimmia.
Come lo vediamo ora il palazzo è il risultato dei lavori di sistemazione della famiglia che ne ebbe la proprietà tra il 1500 e il 1600, la Famiglia Scapucci appunto. Caratteristica di questo palazzo è la torre medievale (anche se la forma attuale si deve a lavori quattrocenteschi) che è forse stata eretta originariamente dai Frangipane.