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Maschere Romane: Cassandrino o Cassandro

Maschere Romane: Cassandrino o Cassandro

L’origine della maschera è alquanto discussa in quanto un Cassandro era noto a Siena già dal ‘500 ma Cassandrino fu considerata maschera romana a tutti gli effetti a partire dal XIX (per la realizzazione della marionetta si fa il nome di Filippo Tecli, incisore e attore) diventanto molto famosa e amata.
E’ rappresentato vestito con una giacca a coda di rondine, pantaloni di un colore più chiaro, scarpe con la fibbia, sulla testa una parrucca con cappello a tricorno e voce nasale. E’ di origine nobile, sposato con figlie da cui si lascia facilmente raggirare. E’ infatti credulone e sprovveduto e profondamente timido, tanto da risultare ridicolo e vulnerabile.

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Maschere Romane: Rugantino

Rugantino è una maschera nata verso la fine del 1700 da un autore sconosciuto. Vestito inizialmente con il costume del birro, ovvero della guardia civica dell’epoca, impersona il popolo romano, sconclusionato e attaccabrighe. Rugantino è lo spaccone per eccellenza, colui che usa la lingua come unica arma, finendo sempre per subire la reazione di chi ha importunato, ma non pentendosi mai dell’azione compiuta. Una frase riassume il suo carattere: “Me n’ha date, ma je n’ho dette!”.

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J.W. Goethe – Viaggio in Italia: Il Carnevale – I Moccoli

Il martedì grasso si era soliti concludere il carnevale con la battaglia dei moccoletti. Ciascuno si muniva di un moccolo, ovvero di una candela accesa racchiusa in un paralume di carta, e cercava di spegnere quello di chi gli stava vicino. Guai a farsi spegnere il moccolo: si sarebbe stati alla mercé di ingiurie di ogni tipo a cui però non si sarebbe potuto replicare.
Goethe ci descrive così questa usanza:

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J.W. Goethe – Viaggio in Italia: il Carnevale – Le Maschere

Ed ecco le maschere sempre più numerose. Giovinotti travestiti da donne del popolino, attillati in costumi di festa, col seno scoperto, audaci fino all’insolenza, sono di solito i primi a far la loro comparsa. Fanno carezze agli uomini in cui s’imbattono, trattano in confidenza e senza riguardi le donne come loro pari, si abbandonano insomma a ogni licenza, come loro suggerisce il capriccio, lo spirito o la volgarità.(….)

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Il Carnevale Romano

“Il Carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a se stesso” (Goethe)
Con queste parole Goethe definisce la particolarità dei festeggiamenti del carnevale romano, che colpiva sempre molto profondamente tutti gli stranieri che assistevano a questi giorni di follia, anche da semplici spettatori, cogliendo appieno il carattere più speciale di questa festa caratterizzata da una fortissima partecipazione popolare. (continua)