Elsa Morante Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

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1943

“Il cancello era aperto: non c’era nessuno di guardia all’esterno, e nemmeno dal casotto della polizia, subito al di là del cancello, nessuno la richiamò. A forse una decina di passi dall’entrata, si cominciò ad udire a qualche distanza un orrendo brusio, che non si capiva, in quel momento, da dove precisamente venisse. Quella zona della stazione appariva, attualmente, deserta e oziosa; e le sole presenze che si scorgessero erano, al di là dal limite dello scalo, distanti entro la zona della ferrovia principale, due o tre inservienti del personale ordinario, dall’apparenza tranquilla.
Verso la carreggiata obliqua di accesso ai binari, il suono aumentò di volume. Non era, come Ida s’era già indotta a credere, il grido degli animali ammucchiati nei trasporti, che a volte s’udiva echeggiare in questa zona. Era un vocio di folla umana, proveniente, pareva, dal fondo delle rampe, e Ida andò dietro a quel segnale, per quanto nessun assembramento di folla fosse visibile fra le rotaie di smistamento e di manovra che s’incrociavano sulla massicciata intorno a lei. Nel suo tragitto, che a lei parve chilometrico e sudato come una marcia nel deserto (in realtà erano forse una trentina di passi) essa non incontrò nessuno, salvo un macchinista solitario che mangiavada un cartoccio, vicino a una locomotiva spenta, e non le disse nulla. Forse, anche i pochi sorveglianti erano andati a mangiare. Doveva essere mezzogiorno passato da poco.