Feste romane Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

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LA DOMENICA DELLE ROSE AL PANTHEON

LA DOMENICA DELLE ROSE AL PANTHEON
Domenica 15 maggio ore 12 al Pantheon

Il Pantheon è uno dei monumenti di Roma noti in tutto il mondo e che meraviglia ancora visitatori e romani ogni volta che si varchi la sua soglia. Eretto tra il 25 ed il 27 d.C da Marco Vipsanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto, per onorare tutti gli Dei conosciuti, fu completamente ripensato dall’imperatore Adriano, nel 118 d.C, ed è in questa forma che è giunto sino a noi, conservando però sulla fronte l’antica iscrizione dedicatoria di Agrippa.
Come molti monumenti romani cadde in abbandono con la fine dell’impero fino a quando l’imperatore bizantino Foca non decise di farne dono a Papa Bonifacio VIII, nel 608. E da questo momento in poi inizia per questo monumento straordinario una seconda vita. Il Papa trasformerà l’antico tempio pagano, dedicato a tutti gli dei, nella chiesa di santa Maria ad Martyres, dedicandola quindi a tutti i martiri. […]

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Il mercato del pesce e il cottìo di Natale

IL MERCATO DEL PESCE E IL COTTIO DI NATALE

Nella notte tra il 23 e il 24 dicembre si svolgeva a Roma uno spettacolo che costituiva un’attrattiva irresistibile per signore, signori, popolani e forestieri: il cottìo di Natale o vendita all’asta del pesce.
La tradizione imponeva che la cena della vigila di Natale fosse a base di pesce e verdure e proprio per organizzare il cenone si cominciava la vendita del pesce, il cottìo (dal latino medievale coctigium) già dalle primissime ore del mattino del 23 dicembre fino a tutto il 24, o meglio fino alla vendita totale di tutto il pesce che proveniva da Anzio, Nettuno e Civitavecchia. La vendita si svolgeva in forma di asta secondo modalità tradizionali e con termini comprensibili solo ai cottiatori e agli acquirenti che erano venditori al minuto, gestori di trattorie, o i cuochi delle grandi famiglie romane. Da un sonetto del Belli del 1845 sappiamo alcuni dei rezzi del pesce:
Eh, ll’aliscette e la frittura a nove, / Li merluzzi e le trije a diesci e mmezzo / Le linguettole e rrommo a ddù’ carlini, / A un papetto la spigola e r’dentale; / E su sto tajjo l’antri pesci fini.
……

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Carnevale romano

Del romano patriziato
gentiluomo popolar
per le vie sono ammirato
dalla folla al mio passar!

Dicon tutti che son strano…
sento molti a mormorar…
sol il buon popolo romano
mi vuol bene e lascia far!

Spesse volte la mia mente
burle atroci sa trovar…
sol pero’ per quella gente
che e’ un dover il castigar!

Se i costumi son corrotti
so la satira adoperar
che alla volta a bestie e a dotti
puo’ la schiena raddrizzar!

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J.W. Goethe – Viaggio in Italia: Il Carnevale – I Moccoli

Il martedì grasso si era soliti concludere il carnevale con la battaglia dei moccoletti. Ciascuno si muniva di un moccolo, ovvero di una candela accesa racchiusa in un paralume di carta, e cercava di spegnere quello di chi gli stava vicino. Guai a farsi spegnere il moccolo: si sarebbe stati alla mercé di ingiurie di ogni tipo a cui però non si sarebbe potuto replicare.
Goethe ci descrive così questa usanza:

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La benedizione degli animali

LA BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI
Il 17 gennaio davanti alla chiesa di Sant’Antonio Abate, in Via Carlo Alberto, proprio vicino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, si svolgeva una festa molto particolare: la benedizione degli animali. In un mondo in cui fortissimo era il legame tra uomini e animali, in cui dal benessere di questi ultimi dipendeva anche la prosperità o meno di intere famiglie, non deve certo sorprendere che ci fosse un giorno dedicato proprio alla benedizione di tutti gli animali. “Porci, somari, pecore, cavalli […] pieni di fiocchi bbianchi e rrossi e gialli”, secondo la descrizione che ce ne da il Belli, si confondevano con lussuose carrozze di principi e cardinali, trainate da cavalli sontuosamente agghindati. Una gran festa di uomini e animali insomma, come testimoniano i dipinti ispirati a questo evento

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La Festa della Befana

Il giorno della Befana, il giorno di “Pasqua Bbefanìa” come si diceva ancora fino alla fine dell’800 quando tutte le feste venivano definite con la parola “Pasqua”, era uno dei momenti più attesi a Roma, da grandi e piccini. Era infatti la Befana l’unica e sola dispensatrice di doni e la notte tra il 5 e il 6 gennaio era la notte magica della vecchietta a cavallo della scopa che passava di casa in casa a lasciare i doni (Babbo Natale è un’importazione del dopoguerra).

Befana deriva dalla parola Epifania, storpiata in Beffania e alla fine Befana, che significa apparizione, ed è legata alla visita dei Magi a Gesù. Secondo una leggenda una sera tre uomini riccamente vestiti bussarono alla porta della casa di una vecchietta e le chiesero la strada per Betlemme. La vecchietta indicò loro la strada e i tre signori, i Re Magi, le chiesero di seguirli per andare a rendere omaggio al Bambino Gesù. La vecchietta declinò l’invito dicendo che aveva troppe cose da fare ma  si pentì subito di non averli seguiti e uscì in cerca dei tre uomini bussando ad ogni porta e lasciando doni ad ogni bambino che trovava nella speranza che fosse Gesù. (Continua a leggere…)

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Le Ottobrate Romane

Le Ottobrate Romane

Ottobre è il mese della vendemmia, del vino e delle giornate ancora belle. Tutti questi elementi insieme lo resero un mese caro ai Romani per le loro scampagnate domenicali fuori porta. Il luogo principale in cui ci si recava era Testaccio. Fin dalla fine del Seicento, proprio a ridosso delle pendici di questo monte artificiale, erano state ricavate delle grotte all’interno delle quali la temperatura era ottima per la conservazione del vino.

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La Festa de’ Noantri

Nel pieno dell’estate c’è una festa antica che anima le vie di Trastevere, è la festa de’ Noantri. Già il nome denota il fortissimo attaccamento dei Trasteverini a questa festa: Noantri è proprio “Noi altri” in contrapposizione a “Voi altri”, ovvero a tutti coloro che vivono in altri quartieri, è quindi una festa speciale del Rione.
Le origini della festa sono molto antiche, almeno a partire dal 1535, e sono avvolte in un alone di leggenda.

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J.W. Goethe – Viaggio in Italia: il Carnevale – Le Maschere

Ed ecco le maschere sempre più numerose. Giovinotti travestiti da donne del popolino, attillati in costumi di festa, col seno scoperto, audaci fino all’insolenza, sono di solito i primi a far la loro comparsa. Fanno carezze agli uomini in cui s’imbattono, trattano in confidenza e senza riguardi le donne come loro pari, si abbandonano insomma a ogni licenza, come loro suggerisce il capriccio, lo spirito o la volgarità.(….)

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Il Carnevale Romano

“Il Carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a se stesso” (Goethe)
Con queste parole Goethe definisce la particolarità dei festeggiamenti del carnevale romano, che colpiva sempre molto profondamente tutti gli stranieri che assistevano a questi giorni di follia, anche da semplici spettatori, cogliendo appieno il carattere più speciale di questa festa caratterizzata da una fortissima partecipazione popolare. (continua)