Roma sparita Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

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Come vié più bona?

E’ sempre bona, come sia, stufata,
a scappa e fugge, ar salto, abbrustolita,
ar naturale, semprice, farcita,
bollente, fredda, tiepida, gelata.

Ar dente, scotta, insipida, salata,
bastarda, inciafrujata, rotta, trita,
a la Francese, “molla e ribollita”
a la Svizzera, “languida e incollata”.

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Borghetto Latino

IO RICORDO…

I miei nonni paterni abitavano in un casaletto a via della Caffarelletta, mio nonno era fattore del conte vaselli, e faceva coltivare tutte le terre a ridosso di via Latina fino a chissà dove verso la via appia antica e via della Caffarella.
Mia nonna, mi raccontava, era nata al Palatino, in una casa adesso museo, aveva un banco al mercato dell’alberone, proprio sotto il famoso albero, dove vendeva i prodotti dell’orto. (Un bellissimo ricordo condiviso. Grazie a Remia Marcello)

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Antichi mestieri: il Carnacciaro

ANTICHI MESTIERI: IL CARNACCIARO
Tra gli antichi mestieri che esistevano, e che ora sono scomparsi, c’era il carnacciaro, o anche detto carnicciaro o carnecciaro, ovvero il venditore ambulante di carne per gatti.
La carnaccia altro non era che scarti di macelleria costituiti da polmoni, trippa e interiora, lessati e tagliuzzati che veniva venduta ai padroni dei gatti di casa o a chi si preoccupava di sfamare i gatti randagi
Il Carnacciaro passava per le vie della città nelle prime ore della mattina, portando in equilibrio sulla spalla un bastone ricurvo su cui ciondolava la mercanzia. Non aveva certo bisogno di essere annunciato: bastava un semplice fischio, che i romani chiamavano “sordino”, e i gatti e i cani, già di vedetta, accorrevano abbaiando e miagolando e avvisando quindi il padrone dell’arrivo del venditore. Un pezzo di carne costava un bajocco.
Il Carnacciaro vendeva anche gatti, che teneva in una speciale borsa a tracolla. I gatti erano molto richiesti nelle case per tener lontano i topi dalle dispense e per il carnacciaro non era certo difficile catturare i gatti che si avvicinavano per l’odore della sua carne.
Alcuni cronisti ricordano che questa attività venne svolta fino al 1944.
Oggi il carnacciaro è stato sostituito dalle gattare che si occupano delle numerose colonie feline della città di Roma

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Il Ponte dei Fiorentini

Il Ponte dei Fiorentini, o come lo chiamavano i Romani “er ponte de fero”, era una vera meraviglia dell’ingegneria di fine ottocento. Realizzato tra il 1861 e il 1863 dall’Ingegner Calvi del Genio pontificio, coadiuvato dall’ingegnere Montgolfier Bodin, su progetto dell’ingegnere Raffaele Canevari, fu il primo ponte sospeso costruito a Roma.
Posto tra Via Giulia e Via della Lungara, all’altezza della Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, da cui poi prese il nome, era un ponte completamente sospeso sul fiume. La sua campata di ben 93 metri per cinque di larghezza non poggiava infatti su piloni posti nell’alveo del fiume ma su due piloni e due piccole campate di 10 metri posti direttamente sulle rive del Tevere.

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Roma sparita – Piazza Montanara

A Roma c’era una piccola piazza molto pittoresca di cui non rimane più alcuna traccia: Piazza Montanara. Si trovava a ridosso delle strutture del Teatro di Marcello, tra via Montanara e vicolo del teatro di Marcello, si allungava fin quasi alla chiesa di San Nicola in carcere, da cui la separava solo un piccolo isolato, e con un sistema di viuzze era collegata a quella che è ora Piazza Bocca della Verità.

Era una piazza alquanto pittoresca.

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L’illuminazione di San Pietro

In occasione della festa di San Pietro e Paolo, il 29 giugno, la basilica di San Pietro diventava il teatro di uno spettacolo stupefacente: tutta la basilica si accendeva all’improvviso delle luci di migliaia di fiaccole e lanternoni, ad olio, sapientemente accesi da squadre di “sampietrini” che si calavano con un sistema di corde molto ingegnoso. L’ultima accensione manuale risale al 1937.

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La fontana della Terrina

In Piazza della Chiesa Nuova si trova una fontana dall’aspetto bizzarro: sembra una zuppiera con tanto di coperchio e questa forma le ha fatto attribuire il nome di “terrina”.