Roma Sparita - Portico d’Ottavia

Portico d’Ottavia


Descrizione: Portico d’Ottavia
Nell’acquarello il portico-mercato è raffigurato con tutte le sue vivaci implicazioni di vita. La scena è affollata. Passanti, venditori, osservatori, e un uomo sdraiato che dorme. Le pietre del pesce sono sgombre, la bella bilancia d’ottone è appesa al muro, e nell’ombra si riesce appena a scorgere una bottega piena di colori e di verdura. C’è stato uno scontro tra passanti. Un ragazzo è in terra, un altro gli è vicino e tenta di dargli una mano. Un altro ancora, «cioce» ai piedi, raccoglie e rimette nella cesta il pane caduto durante l’incidente. Un’anziana donna, con le mani sotto lo «zinale», guarda con indifferenza la scena.
Fugge sul fondo, nel sole, via di Pescarìa, oggi via del Portico d’Ottavia, che ha conservato dell’antica strada tutta la quinta di destra, compreso il prezioso portale ricavato dai frammenti di un fregio classico. Il lato che la fronteggia è già Ghetto, ma non è visibile dal nostro punto d’osservazione. È messo in adeguata mostra invece, nello spazio tra le due arcate, un caratteristico balcone in legno, arrampicato e puntellato da robusti sostegni, sempre di legno. Si vedono appresso i resti di un altro ancora, mentre sul davanti, a sinistra, si scorge il profilo inferiore di un terzo grosso «sporto». E riconforta, nella simpatia della piccola scoperta, il pensiero consonante del Baracconi, che si fece addirittura paladino della conservazione di quei superstiti «mignani». Così li definisce infatti, ricorrendo pure ad una espressione cara alla poesia romanesca. «Mignani annidati in aria di mistero, dietro la testata dell’arco della Pescheria vecchia. D’uno di essi nonavanza, da anni, che lo scheletro, sinistra apparenza d’un congegno da supplizio: mentre dagli altri due, ne’ quali vive inalterata la forma del maenianum antico, ti aspetti di veder sporgere, da un momento all’altro, il berretto di velluto il cappellacio di ferro d’un contemporaneo di Paolo II o di Sisto IV».
«L’avvenire dei mignani!…», esclamava. «È roba da ridere, con un piano regolatore che ben altre vittime ha designate, tingendole del colore del sangue! Diascolo! che il rettifilo e l’intonaco bianco, divinità del nuovo olimpo borghese, non vogliano giungere fin là?… E se la pedanteria antiquaria s’incapasse, una bella mattina, di voler isolati i resti del portico d’Ottavia?… Quel giorno potrebbe contarsi fra i nefasti della vecchia tipica Roma, ammiranda agli stranieri, delizia di chiunque intende le magie sceniche del passato e dell’arte». Purtroppo era obbligato a correggersi in nota. «Scrivendo queste linee nel 1885 io ero profeta. Quanto temeva e prevedeva si è appunto avverato in quest’anno (1889). Il pittoresco insieme del Portico d’Ottavia e Pescheria vecchia non è più che un ricordo».
Anno: 1887
Fotografo: Ettore Roesler Franz
Fonte: Livio Jannattoni, “Roma Sparita”, 1981
Aggiunta da Mario Visconti

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