Via dei Quattro Venti

Via dei Quattro Venti


Descrizione: Monteverde. Ferrovia, ora chiusa in un tunnel, che correva lungo via dei Quattro Venti da Ponte Bianco fino a sotto il Gianicolo
Anno: 1971
Fotografo: (?)
Fonte: Archivio personale
Aggiunta da Maria Antonietta Milone

6 Responses

  1. Avatar Loredana Diana ha detto:

    Giovanni Sprocatti 
    Questa me la ricordo:)

    Angelo Vallecorsa
     Da bambino mi portavano a vedere i treni per Viterbo (così mi dicevano) da questo ponte e, appassionatissimo di treni e per non perdermi il treno che sentivo in lontananza mi sono fatto la pipì addosso per la prima ed unica volta… ricordo ancora la vergogna che provai a tornare a piedi a casa tutto inzuppato, avevo 6 anni!!!

    Vincenzo De Blasio 
    DA CASA MIA VEDEVO I TRENI A VAPORE CHA ANCORA NEI PRIMI ANNI 70 PASSAVANO LI….

    Francesco Decorti 
    Quando passava il treno a vapore da Viterbo per Roma Trastevere era uno spettacolo per tutti noi bambini (specialmente aspettandolo proprio in quel punto del ponte bianco) perché ovviamente c’era la colonna di fumo che ci correva incontro e sapevamo che ci avrebbe avvolti al suo passaggio e soprattutto perché il macchinista quando arrivava proprio lì sotto faceva fischiare il treno per avvisare dell’arrivo imminente in stazione e secondo noi lo faceva per salutarci: che feste che facevamo per il Ciuf-Ciuf !!!
    Carlo Galeazzi
     L’ ultimo treno passeggeri regolare a vapore (locomotive 625 e 740) arrivava a Termini (Laziali) verso metà pomeriggio da Viterbo fino all’ inizio degli anni 70′.

    Mauro Felici 
    Vero, nel ’69 l’ho preso per i “tre giorni” a Vigna di Valle – sedili rigorosamente in legno: caldi d’estate e freddi d’inverno

    Melania Aiello
     il muretto che si vede in primo piano è quello del “ponticello” che collegava via dei 4 venti a via antonio cesari :-)

    Riccardo Colucci 
    ma passa ancora il treno lì ?

    Miriam Martini 
    si, ma è coperto, ci passa una delle linee regionalli FR ma non so il numero, comunque quella che poi ferma a san pietro, valle aurelia, balduina, verso la storta credo…

    Orazio Guandalini
     ‎..la leggenda metropolinata narra che questa sede fu ricavata dal crollo della volta di una grotta ..antiche catacombe..che ..partendo dalla portuense..doveva arrivare fino a porta san Pancrazio..

  2. Avatar Maurizio ha detto:

    Da bambini monelli aspettavamo il passaggio del treno e facevamo a gara a chi riusciva a centrare con i sassi il comignolo della locomotiva……eravamo terribili!!!

    • Avatar angelo corsaro ha detto:

      noi mettevamo i petardi sulle rotaie e vinceva chi riusciva a fare la sequenza tataratatta tatà ..
      non era facile e tra un tentativo e l’altro passava molto tempo. Non erano frequenti i treni. A volte passava , rapidissima, la littorina.. Ci sembrava una astronave a confronto dei treni ciuff ciuff

  3. Avatar marcello sassoli ha detto:

    Lo conosco benissimo! E’ il viale della mia prima infanzia. Andavo a scuola passando per il mitico ponticello.
    Un giorno vidi passare il treno che veniva dalla stazione del Vaticano con la salma del Pontefice veneto (credo fosse Pio XI)…per me un ricordo indelebile…Abitavo vicino alla Palma (che ora non c’è più…), c’era il casale dove si diceva avesse pernottato Garibaldi. Insomma tutto un pezzo della Roma di una volta…

  4. Avatar angelo corsaro ha detto:

    La foto è probabilmente del 1956, anno della nevicata a Roma e ricordata nella canzone di Califano (la nevicata del 56) Io sono nato nel palazzo (non visibile ma immediatamente alla l destra della foto) che affacciava sulla ferrovia. Ho visto costruire quasi tutti i palazzi visibili nella foto. Quel massiccio manufatto sulla destra è (era) parte di un deposito di latte in polvere del piano Marshal prima e del Vaticano poi nonché confinante con un garage per auto, i garage ”MAZZONE” padre del famoso allenatore di molte squadre di calcio italiane.
    Il treno a vapore e qualche rarissima littorina raggiungevano effettivamente Viterbo ma anche una fabbrica di traversine ferroviarie di legno ( se non erro la CLEDCA) specializzata nel trattamento del legno. Alle spalle di chi scatta la foto , poco prima del ”ponte bianco” c’era lo stabilimento della FINA ma che al tempo si chiamava Purfina perché raffinava il petrolio grezzo e produceva carburanti , ed anche residui oleosi che venivano poi utilizzati dalla CLEDCA per il trattamento delle traversine ferroviarie. Con immenso dolore (mio) nel 1961 ci trasferimmo altrove. Torno spesso su quel ponte a toccare i visi dei leoni di travertino che da bambino accarezzavo sempre.

  5. Avatar angelo corsaro ha detto:

    ciao

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