Via Frascati Via Frascati

Via Frascati


Descrizione: Via Frascati – Tram STEFER 403 Urbinati in servizio tra Termini e Cinecittà.
Anno: 1972
Fotografo: John Bromley
Fonte: wwwTratta da ebay archivio sconosciuto
Aggiunta da Carlo Galeazzi

8 Responses

  1. Giorgio Mancini ha detto:

    No. Via Frascati è a sinistra della foto: quella che si vede è la Tuscolana.

  2. Ma questo è lo stesso tram che arrivava fino a Fiuggi ?

    • Stefano Tassone ha detto:

      No, attenzione, non era un treno della ferrovia Roma-Fiuggi: questo era un tram urbano delle tramvie Termini-Capannelle e Termini-Cinecittà, gestite dalla STEFER, chiuse rispettivamente nel 1978 e 1980, tramvie che, fino all’inizio degli anni sessanta, arrivavano ai Castelli Romani. La ferrovia Roma-Fiuggi, oggi esistente nella sola tratta Roma Laziali-Giardinetti, transitava (e transita tuttora la residua tratta) sulla Casilina. Il tram che si vede nella foto era una vettura della serie “Urbinati”, progettata dall’ing. Mario Urbinati della STEFER nel 1938 e costruita nelle Officine Meccaniche della Stanga di Padova: all’epoca, questo fu un tram di assoluta avanguardia mondiale, un vero vanto per Roma. La caratteristica principe di questi mezzi era lo snodo tra le due semicasse, chiamato appunto “giostra Urbinati”, utilizzato per la prima volta al mondo su questi tram e diffusosi poi in tutti i continenti.

  3. Luciano Coletti ha detto:

    Quelle vetture le ho guidate dal 1958 al 1980 nel mese di Febbraio quando siamo scesi in Metropolitana.
    La prima vettura “400” Urbinati era stata costruita prima della seconda guerra ed era destinata a sostituire il vecchio treno dei Castelli romani che collegava Roma con Velletri Rocca di Papa e Frascati, infatti è l’unica vettura ” 400″ con il faro voltaico in dotazione ai vecchi treni. Le successive vetture furono costruite dopo la guerra.
    Una delle caratteristiche di tali vetture era quella di avere il controller a pedale ed una guida spostata a sinistra anzichè al centro come ogni vettura tranviaria.

    • Stefano Tassone ha detto:

      La storia di questo modello di tram merita, a mio parere, un ulteriore approfondimento e qualche precisazione, essendo stati, all’epoca, mezzi di assoluta avanguardia mondiale, e quindi un vanto anche per Roma, seppure poco conosciuto. Questi tram vennero progettati nel 1936 dall’ing. Mario Urbinati, della allora STFER (poi STEFER), ed ebbero diverse innovazioni tecniche, tra cui la più importante fu l’articolazione tra le due semicasse, che venne denominata “giostra Urbinati”, brevettata con le Officine Meccaniche della Stanga di Padova, sistema che si è successivamente diffuso in quasi tutto il mondo ed è stato realizzato fino a non molto tempo fa, essendo nato praticamente perfetto. Il prototipo di questo gruppo di tram (che furono chiamate “le Urbinati”, dal cognome del loro progettista), numerato 401, è del 1938, ed è leggermente differente dalle successive vetture di serie per avere la porta centrale molto più avanti, nonchè per altri piccoli dettagli tecnici. Le altre undici unità di serie (402-412) furono immesse in servizio già nel 1941, ed infatti esistono foto di alcune Urbinati di serie con le fasce bianche previste dalla guerra, che era già in atto. In ogni caso, le articolate Urbinati erano previste esclusivamente per il servizio urbano di Roma, ed in particolare per la linea Termini-Cinecittà, che già a quei tempi, anche per l’apertura nel 1937 degli stabilimenti cinematografici omonimi, iniziava ad avere un certo traffico, anche se pare che la 401 fece comunque una corsa di prova fino a Frascati, dove l’anello esistente consentiva il transito di un tram monodirezionale. Questi tram furono utilizzati anche sull’altra linea urbana della STEFER, la Termini-Capannelle, ma solo nelle giornate in cui venivano effettuate corse di cavalli all’ippodromo: essendo tram di grande capacità, si preferiva ovviamente impiegarli principalmente sulla linea di Cinecittà, molto più affollata rispetto a quella di Capannelle. Inoltre, intorno al 1939, la STEFER commissionò anche, sempre alle Officine Meccaniche della Stanga di Padova, costruttrici delle Urbinati, lo studio di una versione extraurbana delle Urbinati stesse, simili ad esse ma bidirezionali e con sei assi motori (rodiggio Bo’Bo’Bo’) anzichè quattro assi motori e due portanti, come invece le sorelle urbane (rodiggio Bo’2’Bo’), e dotate anche della possibilità di funzionare accoppiate. Questo ulteriore lotto di tram venne appunto previsto per il servizio extraurbano dei Castelli. Principalmente a causa della guerra, però, quest’ultimo progetto non venne purtroppo realizzato; tuttavia, nei primi anni cinquanta, venne in parte ripreso, anche se opportunamente modificato ed ammodernato, e si concretizzò nel 1952-53, quando la STEFER mise in servizio otto nuovi tram articolati urbani (serie 501-508), praticamente identici ai 50 tram articolati Stanga serie 7001-7099 (solo numeri dispari) dell’ATAC, entrate in servizio nel 1948-49 e tuttora utilizzate (anch’esse, vale la pena precisarlo, dotate della “giostra Urbinati”). Va precisato che i tram della serie 500, essendo appunto praticamente identici alle 7000 ATAC, salvo differenze minime, vennero da essa acquistati nel 1985 e totalmente ammodernati, dapprima presso la SEAC di Carmagnola, quindi furono ultimate presso la Viberti di Pomezia, ed entrarono in servizio presso l’ATAC nel 1987-88, con i numeri 7101-7115 (solo numeri dispari), e tuttora sono in regolare servizio. Anzi, la vettura 7115, ex 508 STEFER, è stata recentemente trasformata in tram ristorante. Le gloriose Urbinati, invece, sono state demolite negli anni successivi al 1980 (anno di chiusura dell’ultima tramvia STEFER, la Termini-Cinecittà), salvo alcune unità conservate, tra cui proprio la vettura prototipo 401, la quale ultima è stata anzi ceduta in tempi recenti all’Associazione Torinese Tram Storici e, previo restauro attualmente in corso, tornerà prossimamente a circolare, anche se non a Roma ma sui binari della rete tramviaria torinese come tram storico, grazie anche alla collaborazione del Gruppo Torinese Trasporti, attuale esercente del trasporto pubblico nel capoluogo piemontese. Qui a Roma è invece esposta al pubblico, ma non funzionante, la vettura 404, situata nel piccolo museo ATAC presente all’interno della stazione di Roma Porta San Paolo della ferrovia Roma-Ostia Lido.
      In conclusione, mi permetto di fare a questo punto due piccole critiche all’ATAC. La prima è che negli anni ottanta non sarebbe stato sbagliato, da parte sua, oltre ad utilizzare le motrici serie 500, prendere anche questi tram, dal momento che, comunque, si trattava di motrici molto capienti e, tutto sommato, ancora relativamente moderne da un punto di vista generale. Naturalmente, avrebbero dovuto essere sottoposte ad un radicale ammodernamento, includendo anche la sostituzione del comando a pedale con un controller di marcia classico a manovella, nonchè dotare i carrelli di freno di emergenza a pattini elettromagnetici, oltre poi a vari altri ammodernamenti, ma io penso che sarebbe potuto convenire utilizzarle sulle linee ATAC. Come seconda critica, data la notevole storicità di questi mezzi, quest’ultima azienda avrebbe, secondo me, potuto fare quello che si sta facendo invece attualmente a Torino: risistemare il prototipo 401 ed utilizzarlo a fini storici sulla attuale rete tramviaria romana, cosa che, comunque, si potrebbe benissimo fare in futuro con l’altra vettura rimasta all’ATAC, la Urbinati 404, attualmente esposta, come detto dianzi, a Porta San Paolo.

  4. enrico pucci ha detto:

    Un saluto a Luciano Coletti, Commissione Interna durante il mio periodo di giudatore a Via Appia, dal 1971 al 1976, vi erano alcune note particolari per alcune vetture. La 401 nel passaggio fra la serie ed il parallelo dava un piccolo strappo, la 404 e la 409 frenavano lungo, insomma ogni vettura aveva un suo particolare. Tempi bellissimi.

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