Roma Sparita - Spina di Borgo

Spina di Borgo


Descrizione: Lavori di demolizione della Spina di Borgo
Anno: 1936/37
Fotografo: (?)
Fonte: archivio sconosciuto
Aggiunta da Alessandro Manno

14 Responses

  1. Foto che mettono tristezza!!! :(

  2. Gente deportata per sempre fuori Roma in baracche, le cosiddette borgate.

    • Deportati letteralmente, su camionette della milizia, in posti in mezzo al nulla come Primavalle.

    • uno spostamento coattivo per ragioni che erano discusse alla Consulta di Roma di Piacentini e Spaccarelli e che determinarono assegnazioni di case popolari a molti fra sfrattati baraccati e nuovi arrivi non può essere paragonato a situazioni come quella ebraica o degli amerindi o di popolazioni spostate come i Rohingya ancora oggi, ma neppure al trasferimento di veneti nel Lazio.
      Qui si parla di uno spostamento già più volte paventato negli anni precedenti e mai attuato solo per casualità.
      Possiamo discutere sulle ragioni prospettiche teatrali della Spina ma da qui a parlare di “deportazione” in una situazione storica dove l’alloggio era una baracca quando non fatiscente o quando in altri casi poggiava su fondamenta di interesse storico, in anni nei quali Roma ancora era un cantiere mi pare un tantino estremistico.
      va vediamo nel dettaglio che fine fecero le poco più di 16000 persone di Borgo e come campavano.
      premettiamo che per sole 188 famiglie c’è stata una assegnazione in altra sistemazione:tiburtino terzo e pietralata oltre a primavalle (131 famiglie)
      nelle 142 proprietà registrate (ma ci sono anche documenti che ne riportano il numero a quasi il doppio) vivevano poco più di 3600 famiglie.
      sebbene il 41% (scrive il Maroi) fossero operai, i restanti erano commercianti (12% cc), persone legate a vario titolo al vaticano.
      Sebbene non avesse un coefficiente abitativo maggiore dei rioni vicini aveva la metà delle case in comune e quasi una su quattro in subaffitto.
      Veniamo agli sfrattati da Borgo: si tratta secondo i documenti del Maroi di 1236 famiglie, 4992 persone residenti in 729 appartamenti, ovvero circa un terzo della popolazione totale del rione.
      Di queste solo 131 hanno avuta la assegnazione a Primavalle che è cosa ben diversa da una deportazione in mezzo ad un campo o nel nulla assoluto come per gli amerindi strappati anche alla loro terra e costretti a camminare per giorni!
      A Primavalle erano assegnati in gran parte quelli che stavano in baracche fatiscenti.

      Fra questi “deportati” ci stavano anche le tre famiglie che si trovarono in Piazza d’Armi e le 4 a Trionfale.
      Emerge anche un altro fatto importante con le assegnazioni non di rado gestite in modo truffaldino; la rabbia dei componenti che ovviamente aspiravano in gran parte (ad esempio diversamente da oggi) ad un “posto al centro”, divenne spostamento non di ragioni ma di una vendetta sociale che si sfoga anche oggi con lo spostamento delle ideologie politiche.
      Oggi in quelle stesse periferie non accettano nuove assegnazioni e contestano i nuovi arrivi proponendo una nuova periferia fatta di nulla il che mi porta a credere che non ci saranno facilmente assegnazioni socialmente condivise.
      Quelle stesse ideologie hanno trasformato delle opere che il fascismo ha comunque avuto il coraggio di fare operando con una idea di trionfalismo che possiamo o meno condividere in un massacro infame paradossalmente difendendo chi non opera da anni in questa città lasciandolo a malaffari e sprechi.
      Chiudo dicendo che
      Quando una famiglia si ritrova spostata non di dieci chilometri ma di centinaia e parlando una lingua diversa dalla propria sebbene cittadina dello stesso paese e improvvisamente separata dai suoi cari allora si può parlare di deportazione
      ci sono deportati da un potere soverchiante e deportati da una situazione geopolitica invivibile ma tutti cambiano radicalmente la loro esistenza spesso per non far più ritorno alle origini.
      Per cui non parliamo di deportazione quanto di trasferimenti coatti in una diversa parte della città che non sempre si rivelarono peggiorativi.

  3. a mia nonna, vecchissima, fu assegnata una baracca a San Basilio che, a quei tempi, era una borgata nel vero senso della parola !!!

  4. invece di scrivere corbellerie Roberto, studia
    magari scopri posti come Corviale, Laurentino PEEP38, Torre Maura
    Per la spina voluta da papa Borja (quello degli intrighi) e che successivamente molti papi e architetti volevano distruggere (almeno uno per secolo, gente del calibro di Carlo Fontana nel 1692, Cosimo Morelli nel 1776 e Giuseppe Valadier nel 1812), fu discusso lo smantellamento nei primi del Novecento fino a che con progetto di Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli
    i lavori si protrassero dal 1936 al 1950
    quando fu realizzata via della Conciliazione in occasione del giubileo.di quell’anno.
    iniziamo a dire le cose come stanno invece di piangere sui pastorelli che tenevano le greggi a campo vaccino

  5. pare che Sordi che non era certo un nostalgico, dicesse
    “Avevo quattro anni quando vidi per la prima volta San Pietro e fu proprio per il Giubileo del 1925. Ero in compagnia di mio padre, venivamo da Trastevere, dove ero nato in via San Cosimato e dove vivevo con la mia famiglia. Arrivammo percorrendo i vicoli, che poi furono distrutti, di Borgo Pio: un ammasso di casupole, piazzette, stradine. Poi, dietro l’ultimo muro di una casa che si aprì come un sipario, vidi questa immensa piazza. Il colonnato del Bernini, la cupola. Un colpo di scena da rimanere a bocca aperta. Ecco, quello che ricordo di più di quel Giubileo fu questa sorpresa”.

  6. l’effetto quindi è perso ma la spina di borgo era un ammasso di casupole piazzette e stradine e questo oggi avrebbe reso impossibile visioni come quella del discorso della luna o il funerale di Giovanni Paolo II.
    Quindi oggi si possono attraversare le strade periferiche con lo stesso abbraccio finale magari accolti dal turista che se ne strafotte e fa la pipì fra le colonne.
    Oppure fra chi bivacca con pranzo a sacco
    magari cacciando chi invece in un luogo sacro ha più diritto di starci dei venditori di colombe et altri aggeggi

  7. Chi farebbe oggi un lavoro del genere,chi papperebbe di più ?

  8. Architettonicamente e per la viabilità di certo meglio ora. Pensate ad oggi,con tutto il caos se ci fosse ancora la spina sarebbe uno strazio. Sinceramente a me piace piu adesso!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *