Torrenova – Stazione Italcable


Descrizione: Stazione Italcable (allora Italo Radio di Roma) di Torrenova. Questo impianto nasce negli anni 20 come sede del servizio di telegrafia a lunga distanza in onde lunghe, gestito dall’Italo Radio. Attivo fino alla seconda Guerra mondiale dove fu distrutto dai tedeschi in ritirata nel 1943. La stazione riapre nel dopoguerra con un impianto ad onde corte grazie al piano Marshall, sotto la gestione Italcable.
Anno: post 1925
Fotografo: (?)
Fonte: archivio sconosciuto
Aggiunta da Remia Marcello

5 Risposte

  1. Claudio Tondi ha detto:

    Nell’ambito della Italcable, Torrenova e la gemella posta a Torvaianica svolsero la funzione di stazioni radio trasmittenti per i servizi di telefonia e telegrafia mentre la funzione radio ricevente (Ra.Ri.) veniva svolta dalla terza stazione situata ad Acilia.

  2. Claudio Tondi ha detto:

    Il 28 nov 1957 la stazione subì un crollo. La documentazione dell’evento è riportata sul sito del gruppo lavoratori anziani delle telecomunicazioni (“Alatel”) al seguente indirizzo: http://www.alatel-lazio.it/sites/default/files/imce/crollo_stazione_torrenova.pdf Qui di seguito un brano dell’articolo tratto da lì:
    “…La stazione radio trasmittente di Torrenova, costruita nel 1926, fu sottoposta nel tempo a varie
    trasformazioni imposte anche dalle gravi distruzione subite nel periodo bellico.
    Successivamente, la stazione fu utilizzata dall’esercito alleato fino alla fine del secondo conflitto
    mondiale. In tale occasione a Torrenova furono installati numerosi e più moderni trasmettitori ad
    onda corta per consentire lo sviluppo delle crescenti necessità di telecomunicazione.
    Nel 1957 si dette corso ad una manutenzione straordinaria dell’edificio per garantire
    l’impermeabilizzazione del soffitto.
    Nel corso di questi lavori, il 28 novembre del 1957, durante la normale attività di esercizio, intorno
    alle ore 1100, sentimmo un boato proveniente dalla parte alta dell’edificio.
    Immediatamente dopo discesero trafelati dal terrazzo e con segni di panico gli operai edili che erano
    addetti ai lavori di cui sopra, i quali invitarono tutti i presenti ad abbandonare l’edificio perché uno
    dei tiranti in acciaio, che reggevano la volta, si era spezzato sotto il peso del materiale depositato
    per la copertura del soffitto.
    Il responsabile della stazione – ing. Calvitti – accorso tempestivamente e consultatosi con i diretti
    collaboratori, diede ordine di evacuare immediatamente lo stabile, mentre si udiva il secondo
    sinistro boato che preludeva al crollo definitivo della volta.
    In quel momento nella stazione erano presenti 72 persone. Fortuna volle che il tempestivo
    intervento risparmiasse vite umane, ma gli impiantiradiotelefonici e la rete di alimentazione furono
    devastati tanto da bloccare tutte le trasmissioni, isolando così il Paese dal resto del mondo…”.

  3. mio padre era presente in quel terribile giorno del 1957…era uno degli anziani della Stazione. Era entrato nel 1926. Ho conosciuto l’ing.Calvitti. Grazie x queste belle foto

  4. domenico lucantonio ha detto:

    anche io ero presente al crollo della stazione . ricordo benissimo che dopo l’accaduto ci siamo riuniti tutti i presenti in un angolo per fare l’appello e vedere se mancasse qualche collega. ancora oggi dopo tutti questi anni se ripenso all’accaduto risento un tremore per tutto il corpo come quel giorno.

    • Livia Castelli ha detto:

      Chissà se qualcuno di voi mi legge… Mi chiamo Livia Castelli, mio nonno Davide era il responsabile della stazione credo subito prima dell’arrivo di Calvitti. Fu lui a guidarla durante l’Occupazione nazista e anche dopo; prima aveva lavorato alla stazione di Anzio. Durante la guerra riportava a casa borse di verdura e qualche volta uova o carne trovato presso qualche contadino del posto, grazie a cui riusciva a sfamare la famiglia. Io sono la figlia della sua primogenita Luisa.
      Quando sono nata era ormai trasferito alla sede centrale, ma non l’amava: la sua vita è sempre stata il lavoro all’aria aperta, girare per gli impianti, occuparsi di tutto, parlare con gli altri addetti.
      Aveva anche fatto costruire alcuni mobili di casa ai falegnami della stazione, nelle loro ore libere, in particolare una libreria che ho ancora io in casa.
      Forse una volta bambina mi portò con la nonna Beatrice a vedere la sua stazione: ne parlava sempre come di un posto importantissimo e prezioso, con gli occhi di oggi capisco che ne doveva avere un’immensa nostalgia. Ne ricordo un grande terreno scoperto con costruzioni per me bizzarre, in mezzo a una bella campagna e il trenino bianco e giallo che passava davanti al cancello d’ingresso, prima di un lungo viale, poi una costruzione bassa sulla destra. Non saprei dire di più, ero davvero piccola.

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