Roma Sparita - La Torre della Scimmia

La Torre della Scimmia


In Via dei Portoghesi 18, tra via dei Pianellari e Via dell’Orso, si trova Palazzo Scapucci, anche se è più noto, forse, come il Palazzo della Scimmia, o Torre della Scimmia.
Come lo vediamo ora il palazzo è il risultato dei lavori di sistemazione della famiglia che ne ebbe la proprietà tra il 1500 e il 1600, la Famiglia Scapucci appunto. Caratteristica di questo palazzo è la torre medievale (anche se la forma attuale si deve a lavori quattrocenteschi) che è forse stata eretta originariamente dai Frangipane.
Il nome di Torre della Scimmia deriva da una leggenda popolare raccontata anche dal romanziere americano Nathaniel Hawthorne (1804-1864) nei suoi French and italian notebooks.
La leggenda racconta che nel palazzo, abitato da un nobile che aveva avuto da poco un bimbo, ci fosse una scimmia. Il piccolo animale gironzolava sempre attorno alla culla del bambino e un giorno, non si sa se per gioco, per dispetto o per gelosia, lo prese dalla culla e andò in cima alla torre. E’ da immaginare lo spavento dei genitori e di tutte le persone che videro la scena: si temeva per la vita del bambino. A questo punto ci sono due diverse versioni della leggenda: in una si racconta che il nobile, che non era in casa, tornando di corsa appena saputo dell’accaduto, fischiò alla scimmia che, rispondendo al solito richiamo, riportò il bimbo sano e salvo; un’altra versione, in cui la scimmia ha contorni più “crudeli”, racconta invece di come solo dopo aver pronunciato un voto alla madonna la scimmia riportasse il neonato tra le braccia della madre. In entrambi i casi comunque il bimbo si salvò e sulla sommità della torre fu disposto di lasciare accesa una lampada perpetua in memoria del voto fatto alla madonna per la salvezza del bambino. Non si hanno però notizie di che fine abbia fatto la scimmia.

Giggi Zannazzo ci racconta così questa storia:
“‘Sto palazzo sta a vyia de S. Antonino de Portoghesi: si cee fate caso, la notte su in cima a la torre der palazzo, ce sta ssernpre acceso u’ llume davanti a ‘na Madonna. Mo’ vve dico er perchè.
Dice che ttanto tempo fa, llì cciabbitaveno certi signori che tieneveno pe’ ccasa una scimmiaccia. ‘Sta scimmia, come ce ll’hanno pe’ vvizzio, rifaceva tutto quello che ffaceveno li padroni.
Si, ppresempio, vedeva er padrone fasse la bbarba, quanno lui aveva finito. annava lei de llà in. cammera e sse faceva la bbarba puro llei, e accusì vvia discurenno.
Dice, che ‘sta scimmiaccia stava ogni sempre a gguardà’ la bbalia quanno sfasciava e arinfasciava la cratura de la signora, e nun se sa che averebbe pagato pe’ sfascialla puro lei e spupazzalla!
E nun te dubbità’, che una vorta che li padroni uscirno assieme a la bbalia, e llassorno la cratura a ddormì’, figurateve si la Scimmia nun ce vorse provà’.
Defatti agnede a la cunnola se prese in braccio er pupo o la pupa che ssia, se prese er canestrello de l’infascio, e ppe’ nun èsse disturbata, indovinate s’indove se n’agnede? Propio in cima in cima e se messe a ssede in pizzo in pizzo ar cantone de la torre. E llì, come si ffusse stata a ssede in portrona principiò a sfascià’ e arinfascià’ la cratura, manco si sse fusse trattato de ‘na pupazza.
Figurateve le pene e le smagne de la povera madre, quanno in der tornà’ a ccasa e in de l’arzà’ cche ffece l’occhi su pper aria, te vidde quer tibbi de funzione!
Nu’ je prese un sarvognóne, perchè Ddio nun vorse. Fece li scalini de casa a quattro a quattro, salì ssu a ccasa, e ppe’ nu’ spaventà’ la scimmia, se messe in ginocchio davanti a la Madonna, e je fece er voto, che si la scimmia, j’ariportava drento casa la cratura sana e ssarva, lei in quer posto ‘medemo indove stava la scimmia co’ la cratura, ciaverebbe fatto fa’ un artarino a la Madonna co na lampena accesa tutta la notte.
Defatti la Madonna bbenedetta l’esavudi, e dda quer giorno in poi llassù, in pizzo a la torre der palazzo, ce se vede incora un’ immaggina indove tutte le notte ce stà sempre u’ llume acceso.”

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