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Piazza Scossacavalli

PIAZZA SCOSSACAVALLI

Piazza Scossacavalli è una di quelle tante piazze che sono scomparse a seguito dei lavori urbanistici che hanno interessato Roma ai primi del 900. In particolare la sua distruzione si deve alla realizzazione di Via della Conciliazione, tra il 1937 e il 1941.
La Piazza si trovava all’incirca a metà di quella che era denominata la Spina di Borgo, tra Borgo Vecchio (la strada che collegava Ponte Sant’Angelo con San Pietro) e la via Alessandrina (aperta nel 1499 da Alessandro VI), detta anche Borgo Nuovo, parallela a Borgo Vecchio. La Piazza esisteva già nell’altomedioevo ma ebbe la sua forma definitiva nei primi anni del ‘500, a seguito della realizzazione dei vari palazzi e chiese che vi si affacciarono. Partendo dal lato verso Castel Sant’Angelo, ad Est, avremmo trovato la Chiesa di San Giacomo a Scossacavalli (abbattuta nel 1937) progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e portata a compimento solo all’inizio del 1600. Di fronte alla Chiesa si trovava il palazzo di Alessandro Caprini, conte di Viterbo, realizzato all’inizio del ‘500 su progetto del Bramante. Nel 1517 in questo palazzo lavorò e abitò Raffaello. In seguito il palazzo ebbe complesse vicende: alla fine del 1500 passò a Camilla Peretti, sorella di Sisto V, nel 1620 appartenne agli Spinola e infine nel 1676 fu acquistato dal cardinale Girolamo Gastaldi che alla sua morte lo lasciò all’Ospizio dei Conversi. Il palazzo fu demolito nel 1940 ma venne ricostruito in forme simili in Via della Conciliazione 34/37, ovvero tra la Chiesa di Santa Maria in Traspontina e Palazzo Torlonia, il palazzo che chiudeva la piazza a N. Nato come palazzo Castellesi, edificato tra il 1513 e il 1517 su progetto, forse, di Bramante ebbe vari proprietari tra cui i Borghese, i Colonna, la Camera Apostolica, il Conte Giraud e la Reverenda Fabbrica di San Pietro che lo vendette, nel 1820 ai principi Torlonia. Sull’altro lato della piazza, a S, di fronte a palazzo Torlonia si ergeva il Palazzo della Rovere, realizzato tra il 1480 e il 1490. Il Palazzo è proprietà dal 1655 del Collegio dei penitenzieri, interpreti ufficiali durante le confessioni dei pellegrini stranieri che non parlavano italiano. Dal 1943 il Palazzo appartiene all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Il Palazzo conserva al suo interno lo splendido soffitto opera del Pinturicchio, il soffitto dei semidei.
Al centro della Piazza si trovava una fontana, smontata poi in occasione di lavori del 1940 relativi alla realizzazione di Via della Conciliazione e rimontata nel 1958 davanti alla Chiesa di Sant’Andrea della Valle.
La Piazza ha avuto nel corso del tempo molti nomi: piazza Trento, San Clemente, d’Aragona e Salviati. Secondo una tradizione il nome di scossacavalli deriverebbe da un evento capitato quando Elena, la madre di Costantino, fece portare a San Pietro, dalla Terra Santa, due sante reliquie, due pietre (una quando Gesù fu presentato al tempio di Salomone, una del sacrificioo di Isacoo). Nel luogo in cui poi sarebbe sorta la chiesa di San Giacomo i cavalli si rifiutarono di proseguire, nonostante venissero scossi più volte. Da qui Scossacavalli. In realtà è molto probabile che il toponimo Scossacavalli le sia arrivato dal ritrovamento di un frammento di una statua equestre nel luogo in cui fu edificata la Chiesa di San Giacomo in Scossacavalli (coxa (= coscia) caballi, diventa scossacavalli). Un’altra ipotesi fa risalire tradizionalmente il nome all’atto dei pellegrini di smontare dai cavalli prima di avviarsi verso San Pietro.

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Roma sparita – Piazza Montanara

A Roma c’era una piccola piazza molto pittoresca di cui non rimane più alcuna traccia: Piazza Montanara. Si trovava a ridosso delle strutture del Teatro di Marcello, tra via Montanara e vicolo del teatro di Marcello, si allungava fin quasi alla chiesa di San Nicola in carcere, da cui la separava solo un piccolo isolato, e con un sistema di viuzze era collegata a quella che è ora Piazza Bocca della Verità.

Era una piazza alquanto pittoresca.