Io ricordo... Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

Category: Io ricordo…

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Scuola elementare Garibaldi

IO RICORDO…

“Nell’anno scolastico 1961/62 frequentavo la Scuola Elementare Giuseppe Garibaldi in Via Mondovì, abitavamo in via Appia Nuova 397 e andavamo a scuola da soli, mio fratello più piccolo ed io; a volte ci accompagnava mamma, mia sorella più grande frequentava già la I media. Il percorso che facevamo era: Via Cesare Baronio, Via Giuseppe la Farina, Via Gino Capponi, da lì si univa un mio compagno di classe (Burattini), tutti e tre raggiungevamo la scuola. Altre volte, quando ci accompagnava mamma, passavamo per Circonvallazione Appia e, quando c’era la possibilità, ci prendeva la pizza da Fronzi altrimenti ci portavamo qualcosa da casa. D’inverno mamma prima di uscire ci preparava una bustina con le castagne lesse bollenti e ci diceva: – “riscaldatevi le manine” – Quasi tutti venivamo a piedi non c’era il traffico di oggi: macchine in doppia fila e/o parcheggiate sul marciapiede, anche perché in Via Mondovì ci passava il tram (la linea 9 e 18). All’uscita delle 12.30 (credo), i più meritevoli della classe (io MAI) vestiti da vigili urbani con cappellino a bustina una bandana ed una paletta regolarizzavano l’uscita delle classi e fermavano quelle poche macchine che passavano per far attraversare la strada. Noi facevamo il doposcuola, quindi mangiavamo al refettorio che si trovava nel piano seminterrato ed uscivamo alle 16.30. Una volta mi ricordo che tornando da scuola un compagno di classe di mio fratello, che per anni non ha voluto dire chi fosse, dando un calcio ad un sasso glielo mandò a finire su un dente e glielo spezzò. (Siamo venuti a sapere, dopo anni che era stato il figlio del proprietario del forno a Piazza Cesare Baronio), fatto sta che il dente se lo rimise a 20 anni”

Questo ricordo e’ stato inviato da Alfredo Caruso

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7 ottobre 1943 – La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti

“C’è una domanda che mi sono sempre posto. Io avevo 15 anni nell’ottobre del 1943 e mi ricordo che si diceva a Roma, circolava voce che i carabinieri fossero stati disarmati e deportati. Però nessuno sapeva niente di preciso. Poi si è saputo che erano stati deportati….però non se ne è mai parlato, non si onora la loro memoria, non si ascoltano le loro testimonianze….e io mi chiedo perchè.”

Il Ghetto si scalda alla luce di una splendida giornata di sole, degna delle migliori ottobrate romane, mentre Piero Terracina parla davanti alla telecamera. Pausa. Già, perchè? Si sa, ma non se ne parla. Piero ha insistito per far arrivare in televisione il suo appello ed ha ragione. Non è certo un evento storico secondario. Ma la sua domanda resta sospesa mentre col collega telecineoperatore Stefano Leonardi scegliamo i punti per le prossime interviste.

Cominciamo con un breve riassunto.

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Un ricordo su Anna Magnani

Un ricordo personale su Anna Magnani
Scritto da Diana Pasetti
Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973

Ero in Svizzera in collegio… Luca era nella mia stessa città ma ospite in una casa privata… ci facevano incontrare ogni tanto dove, insieme o separatamente i nostri genitori venivano dall’Italia per vederci… forse Luca non si ricorderà più di quella bambina rompiscatole che girava intorno alla sua carrozzina come una pulce noiosa… non importa… oggi so che sta bene che ha avuto una figlia dalla forte rassomiglianza con quella nonna che non ha mai conosciuto. Così riprendo in mano un ricordo lontano di Anna… visto che su questo sito se ne parla ogni tanto… un ricordo mio su quella signora… indotto probabilmente… da foto e racconti… ma non per questo meno caro.

Scriveva John (il papà di Diana n.d.r):

“Le doti artistiche ed il grande cuore di Nannarella costituiscono notizie di dominio pubblico. Le sue memorabili interpretazioni cinematografiche le hanno fatto assegnare il premio Oscar, la sua bontà verso i bisognosi, sempre da lei aiutati, le hanno attirato la simpatia del pubblico.
Anche gli animali trovano comprensione in casa Magnani: dal cane rissoso che le procurò molti fastidi, ai gatti e ad un merlo, che dopo una breve permanenza ha scelto la libertà.
Ma pochi sanno della pena segreta sopportata per lunghi anni da Anna Magnani, quando ha dovuto separarsi dal figlio, colpito da paralisi infantile.
“Cellino” dovette risiedere in Svizzera per seguire le cure di un celebre medico e venne alloggiato presso una modesta famiglia di operai italo-svizzeri a qualche centinaia di metri dalla stazione di Lausanne.
Così, ogni volta che gli impegni artistici lo permettevano, Anna prendeva il treno e correva in Svizzera, con le braccia cariche di giocattoli per suo figlio e per i ragazzi della famiglia che lo ospitavano. “Cellino” poteva scorgere dalla finestra l’arrivo della madre e salutarla con grida gioiose.
Una mattina d’inverno freddissima, trovai la Magnani seduta nel “Buffet de la gare” che aspettava suonassero le sette, poiché, giunta nella nottata non aveva voluto disturbare la vita a quella modesta famiglia.
“Loro lavorano, e non bisogna svegliarli troppo presto” mi disse l’attrice, che nessuno aveva riconosciuto e che se ne stava in un angoletto bevendo un caffé, dopo una notte insonne.
“Riparto stasera…é una visita breve…”

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Borghetto Latino

IO RICORDO…

I miei nonni paterni abitavano in un casaletto a via della Caffarelletta, mio nonno era fattore del conte vaselli, e faceva coltivare tutte le terre a ridosso di via Latina fino a chissà dove verso la via appia antica e via della Caffarella.
Mia nonna, mi raccontava, era nata al Palatino, in una casa adesso museo, aveva un banco al mercato dell’alberone, proprio sotto il famoso albero, dove vendeva i prodotti dell’orto. (Un bellissimo ricordo condiviso. Grazie a Remia Marcello)