Io ricordo... Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura Io ricordo... Archivio - Roma Sparita | Storia e Cultura

Category: Io ricordo…

0

Piazza dell’Alberone

Nel 1943, durante la guerra, due famiglie vennero all’Alberone, nell’ex palazzo delle ferrovie, abitavano al nono piano una di fianco all’altra, avevano molti figli ma tra due, Egidio e Giuseppina, sbocciò un grande amore, lei era bellissima, con due occhi azzurri come il cielo, veniva da Cassino, dove aveva perso tutto…e quella casa, quel quartiere, per lei furono come un grembo materno, a cui affidare la sua esistenza.
Lì, tra il Liceo Augusto e il cinema Maestoso, loro concentrarono infatti tutta la loro vita, tre figli, io sono una di loro, e tutto quello che la vita passa…
Il mercato per lei era casa, papà dopo il lavoro passava un’oretta con gli amici dal Bersagliere o da Ciarla o in una bettola vicino al deposito Stefer, e c’erano la Novena di Natale, il Mese Mariano, i pomeriggi a Villa Lazzaroni, la domenica a Villa Celimontana, le lumache a San Giovanni, e c’era la solidarietà, nel palazzo chi sapeva faceva, punture, cucito, prendere o portare i bimbi a scuola, assistere nella malattia, un pensierino per battesimi cresime e matrimoni, cucinare per le famiglie dei defunti…
Egidio nel 1995 purtroppo se n’e’ andato, lei e’ rimasta sola e noi avremmo voluto che venisse ad abitare magari vicino a me, questa e’ sempre stata la sua risposta:
“Vostro padre qui mi ha lasciato e qui mi deve ritrovare, all’Alberone”
Amava così tanto quel posto che persino su google maps fino allo scorso anno si vedeva la sua testolina bianca sul balcone, dove ha passato i suoi ultimi anni.
Ma l’età ha portato l’alzheimer e nel 2012 ho dovuto portarla via, le feci quel giorno qualche foto sul balcone, in una le ho detto, col cuore gonfio, “mamma saluta l’Alberone”
lei, che non capiva che stava andando via per sempre, guardò l’Albero e disse “Ciao amore”…

Ricordo scritto da Loredana Diana per Roma Sparita

8

Pasqualino cocco bello

Mi ricordo le estati da bambina, a Fiumicino, nei primi anni ’60. Allora c’era una spiaggia immensa, ferrosa, la mattina era tutta una buca, per i bambini che giocavano, i “fagottari” che mettevano cocomeri e vino in fresco, anziani che, nelle ore più calde, facevano le “sabbiature” per i dolori alle ossa.
Ogni mattina passava un pescatore, originario di Minturno, vendeva cartocci di telline, io e papà ne eravamo ghiotti, così le comprava e si fermava a chiacchierare col pescatore. Con lui c’era suo figlio, un bambino con gli occhi del colore del mare, aveva anche lui un secchiello con le telline e fiero seguiva il suo papà…
Dopo molti anni tutto cambiò, le maree avevano mangiato la spiaggia, il ferro non si vedeva più, così come i fagottari e le loro buche, c’era però un giovane dagli occhi colore del mare, non più con il secchiello ma con una carriola, non più telline ma cocco olive e noccioline…
Oggi non c’è più nulla di tutto quello che era, nessuno si sdraia in terra con l’asciugamano, nessuno mette in fresco nulla nelle buche ma ancora adesso… sdraiati nel comodo lettino con gli occhi chiusi, da lontano si sente una voce che ti riporta indietro nel tempo, ritrovando odori colori ricordi…ed eccolo lì, con carriola e cappello di paglia a gridare…
“Cocco belloooo
A regazzì ma nun piagnete???
E’ arrivato Pasqualino cocco bello”

2

Via Appia Nuova

L’estate scorsa, nel leggere “Quartieri di Roma”, precisamente il mio quartiere, mi e venuta la fantasia di andare a vedere le varie “curiosità” che segnalava il libro, cosi una domenica mattina, alle 7.30 già...

0

Scuola elementare Garibaldi

IO RICORDO…

“Nell’anno scolastico 1961/62 frequentavo la Scuola Elementare Giuseppe Garibaldi in Via Mondovì, abitavamo in via Appia Nuova 397 e andavamo a scuola da soli, mio fratello più piccolo ed io; a volte ci accompagnava mamma, mia sorella più grande frequentava già la I media. Il percorso che facevamo era: Via Cesare Baronio, Via Giuseppe la Farina, Via Gino Capponi, da lì si univa un mio compagno di classe (Burattini), tutti e tre raggiungevamo la scuola. Altre volte, quando ci accompagnava mamma, passavamo per Circonvallazione Appia e, quando c’era la possibilità, ci prendeva la pizza da Fronzi altrimenti ci portavamo qualcosa da casa. D’inverno mamma prima di uscire ci preparava una bustina con le castagne lesse bollenti e ci diceva: – “riscaldatevi le manine” – Quasi tutti venivamo a piedi non c’era il traffico di oggi: macchine in doppia fila e/o parcheggiate sul marciapiede, anche perché in Via Mondovì ci passava il tram (la linea 9 e 18). All’uscita delle 12.30 (credo), i più meritevoli della classe (io MAI) vestiti da vigili urbani con cappellino a bustina una bandana ed una paletta regolarizzavano l’uscita delle classi e fermavano quelle poche macchine che passavano per far attraversare la strada. Noi facevamo il doposcuola, quindi mangiavamo al refettorio che si trovava nel piano seminterrato ed uscivamo alle 16.30. Una volta mi ricordo che tornando da scuola un compagno di classe di mio fratello, che per anni non ha voluto dire chi fosse, dando un calcio ad un sasso glielo mandò a finire su un dente e glielo spezzò. (Siamo venuti a sapere, dopo anni che era stato il figlio del proprietario del forno a Piazza Cesare Baronio), fatto sta che il dente se lo rimise a 20 anni”

Questo ricordo e’ stato inviato da Alfredo Caruso

14

7 ottobre 1943 – La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti

“C’è una domanda che mi sono sempre posto. Io avevo 15 anni nell’ottobre del 1943 e mi ricordo che si diceva a Roma, circolava voce che i carabinieri fossero stati disarmati e deportati. Però nessuno sapeva niente di preciso. Poi si è saputo che erano stati deportati….però non se ne è mai parlato, non si onora la loro memoria, non si ascoltano le loro testimonianze….e io mi chiedo perchè.”

Il Ghetto si scalda alla luce di una splendida giornata di sole, degna delle migliori ottobrate romane, mentre Piero Terracina parla davanti alla telecamera. Pausa. Già, perchè? Si sa, ma non se ne parla. Piero ha insistito per far arrivare in televisione il suo appello ed ha ragione. Non è certo un evento storico secondario. Ma la sua domanda resta sospesa mentre col collega telecineoperatore Stefano Leonardi scegliamo i punti per le prossime interviste.

Cominciamo con un breve riassunto.

5

Un ricordo su Anna Magnani

Un ricordo personale su Anna Magnani
Scritto da Diana Pasetti
Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973

Ero in Svizzera in collegio… Luca era nella mia stessa città ma ospite in una casa privata… ci facevano incontrare ogni tanto dove, insieme o separatamente i nostri genitori venivano dall’Italia per vederci… forse Luca non si ricorderà più di quella bambina rompiscatole che girava intorno alla sua carrozzina come una pulce noiosa… non importa… oggi so che sta bene che ha avuto una figlia dalla forte rassomiglianza con quella nonna che non ha mai conosciuto. Così riprendo in mano un ricordo lontano di Anna… visto che su questo sito se ne parla ogni tanto… un ricordo mio su quella signora… indotto probabilmente… da foto e racconti… ma non per questo meno caro.

Scriveva John (il papà di Diana n.d.r):

“Le doti artistiche ed il grande cuore di Nannarella costituiscono notizie di dominio pubblico. Le sue memorabili interpretazioni cinematografiche le hanno fatto assegnare il premio Oscar, la sua bontà verso i bisognosi, sempre da lei aiutati, le hanno attirato la simpatia del pubblico.
Anche gli animali trovano comprensione in casa Magnani: dal cane rissoso che le procurò molti fastidi, ai gatti e ad un merlo, che dopo una breve permanenza ha scelto la libertà.
Ma pochi sanno della pena segreta sopportata per lunghi anni da Anna Magnani, quando ha dovuto separarsi dal figlio, colpito da paralisi infantile.
“Cellino” dovette risiedere in Svizzera per seguire le cure di un celebre medico e venne alloggiato presso una modesta famiglia di operai italo-svizzeri a qualche centinaia di metri dalla stazione di Lausanne.
Così, ogni volta che gli impegni artistici lo permettevano, Anna prendeva il treno e correva in Svizzera, con le braccia cariche di giocattoli per suo figlio e per i ragazzi della famiglia che lo ospitavano. “Cellino” poteva scorgere dalla finestra l’arrivo della madre e salutarla con grida gioiose.
Una mattina d’inverno freddissima, trovai la Magnani seduta nel “Buffet de la gare” che aspettava suonassero le sette, poiché, giunta nella nottata non aveva voluto disturbare la vita a quella modesta famiglia.
“Loro lavorano, e non bisogna svegliarli troppo presto” mi disse l’attrice, che nessuno aveva riconosciuto e che se ne stava in un angoletto bevendo un caffé, dopo una notte insonne.
“Riparto stasera…é una visita breve…”

15

Borghetto Latino

IO RICORDO…

I miei nonni paterni abitavano in un casaletto a via della Caffarelletta, mio nonno era fattore del conte vaselli, e faceva coltivare tutte le terre a ridosso di via Latina fino a chissà dove verso la via appia antica e via della Caffarella.
Mia nonna, mi raccontava, era nata al Palatino, in una casa adesso museo, aveva un banco al mercato dell’alberone, proprio sotto il famoso albero, dove vendeva i prodotti dell’orto. (Un bellissimo ricordo condiviso. Grazie a Remia Marcello)