Roma Sparita - Sepolcro dei Platorini

Sepolcro dei Platorini

Sepolcro dei Platorini
Durante i lavori per la realizzazione dei muraglioni del Tevere, a monte di Ponte Sisto, a ridosso dei giardini della Farnesina, vennero alla luce i resti di un sepolcro romano. In un primo momento, stranamente, nessuno sembrò interessarsi a questo monumento, forse credendolo già depredato e vuoto. Di fatto fino al momento in cui si provvide a smantellare la sepoltura non ci si rese conto che era intatta e inviolata. Probabilmente la sepoltura si salvò perché rimase nascosta dalla sopraelevazione del terreno ad opera della realizzazione delle Mura Aureliane. La tomba non fu distrutta dalle mura ma risparmiata, in quanto luogo sacro. Questo fino alla sua messa in luce tra il 1879-1880.
La camera sepolcrale ha una forma approssimativamente quadrata (744×712 cm), completamente rivestita di travertino esternamente e decorata, internamente, da nicchie semicircolari e quadrate all’interno delle quali erano collocate le urne con le ceneri dei defunti.
Furono trovate nove urne cinerarie, di cui sei ancora integre. Le urne, realizzate in marmo e finemente decorate, erano ancora sigillate con piombo fuso. Furono aperte il 3 maggio del 1880. All’interno si trovarono i resti delle ossa, che galleggiavano nell’acqua dell’ultima alluvione del Tevere, e in alcune resti di monili.
La sua costruzione è databile al I sec.d.C.
La tomba fu completamente smontata e nel 1911 fu ricostruita all’interno della aula X del Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano, dove è tutt’ora visibile.

L’acquarello di Ettore Roesler Franz mostra proprio il momento del rinvenimento

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