Roma Sparita - La Fontana dell'Acqua Acetosa

La Fontana dell’Acqua Acetosa

La Fontana dell’Acqua Acetosa si trova nel Quartiere Parioli, in Via dei Campi Sportivi, un luogo che fino ai primi del ‘900 era aperta campagna, come ci mostra anche il dipinto di Christoffer Wilhelm Eckersberg.
L’acqua era detta “acetosa” in quanto aveva un vago e piacevole sapore d’aceto, e fino alla metà del 1900 era considerata fra le migliori acque litiche d’Italia.
Il primo papa che sperimentò le virtù curative dell’acqua acetosa fu Paolo V (Camillo Borghese 1605-1621) che fece costruire la prima semplice fontana nel 1613 e a riprova della bontà dell’acqua fece apporre una lapide con la scritta: “risana i reni, lo stomaco, la milza ed il fegato. Quest’acqua salubre giova a mille mali”.
I romani accorrevano numerosi alla fonte per bere e approvvigionarsi della benefica acqua: i benefici di quest’acqua erano tali da giustificare non solo la gita alla fonte, ma addirittura un mestiere a parte: l'”acquacetosaro”, cioè colui che si caricava di acqua acetosa con un carretto o un animale, rivendendola poi nella città per chi non potesse recarsi direttamente alla fonte.
L’attuale aspetto della Fontana si deve invece a papa Alessandro VII (Fabio Chigi 1655 – 1667). Conquistato dall’efficacia dell’acqua volle dare maggiore prestigio alla fonte facendo erigere nel 1662 l’attuale fontana-ninfeo. Nelle sue intenzioni si doveva realizzare una struttura che in qualche modo potesse sottolineare la sacralità del luogo, come un ninfeo. Per questo venne realizzata un’esedra tripartita alla cui base si disponevano le tre vasche con le rispettive bocche d’acqua, mentre il coronamento si articolava con un timpano concavo. Si è discusso a lungo sull’attribuzione del progetto ipotizzando, per analogie formali, che fosse opera del Bernini ma è molto più probabile invece che si tratti del progetto di Andrea Sacchi che delegò poi la stesura dei disegni all’architetto Marco Antonio De’ Rossi. Entrambi morirono prima della conclusione dei lavori, che furono quindi portati a termine dal pittore Legendu.

Il Papa fece apporre questa lunga iscrizione: “Alessandro VII Pontefice Maximo affinché si apprezzi la salubrità dell'(Acqua) Acidula attingendo una quantità più limpida e la piacevolezza del luogo, provvide, a pubblica utilità, all’aggiunta di una fonte ripulita, ad una costruzione più ampia con fontane ed all’introduzione di ombra degli alberi, nell’Anno del Signore 1661”. Quindi oltra alla realizzazione della fontana monumentale il Papa provvide a creare un luogo fresco piantumando degli alberi. Venne inoltre emanato un editto severissimo per la tutela della fontana.
Nel corso degli anni successivi però non solo la fontana vide diminuire la portata d’acqua, costringendo i visitatori a lunghissime attese, ma anche la qualità peggiorò. Le proteste del popolo portarono Papa Clemente XI (Gianfrancesco Albani 1700-1721) a creare una commissione di studio apposita, presieduta dal cardinale camerlengo Giovanni Battista Spinola e a cui parteciparono monsignor Giovanni Maria Lancisi, archiatra pontificio, e l’architetto Egidio Maria Bordoni, addetto alla presidenza delle acque. La fontana fu quindi sottoposta a nuovi lavori di riassetto: vennero costruiti nuovi argini sul Tevere nei pressi della fontana, per preservarla dalle inondazioni; furono poste nuove bocche che permettevano di attingere l’acqua con molta più facilità e vennero bonificate le condutture. Vennero inoltre posizionati degli idrometri che consentivano di misurare la variazione del livello della fonte e la quantità di acqua penetrata a seguito delle inondazioni. L’epigrafe che documenta tutti questi lavori recita: Clemente XI Pontefice Maximo contenuto il fiume, canalizzata la vena d’acqua, purificata la conduttura, rinnovata la fonte dell’acqua acidula, provvide alla salute e al mantenimento nell’anno di salvezza 1712, 12° del suo pontificato”.
Si segnala anche un ulteriore intervento nel 1821, ma per motivi più romantici. Il principe ereditario di Baviera Ludwig, che diventerà re nel 1825, è a Roma e apprende delle qualità benefiche dell’acqua acetosa. Vi si reca spesso e si innamora della marchesa Marianna Florenzi di Perugia, assidua frequentatrice della fonte. Per rendere quindi più confortevole il luogo per la marchesa il principe fece costruire all’interno della fonte, ai due lati dell’esedra, due panchine in pietra e piantare intorno alla fontana numerosi olmi. Anche di questo intervento resta traccia stritta, dirtettamente sulle panchine, con due iscrizioni, una in tedesco e una in italiano “Lodovico principe ereditario di Baviera ha fatto mettere questi seditori ed albori MDCCCXXI”.
Anche Goethe frequentava l’Acqua Acetosa e ne scrive nel suo Viaggio in Italia: “Fa un caldo maiuscolo. La mattina al levar del sole m’alzo dal letto e vado fino all’Acqua acetosa, una fonte d’acqua acidula sita a circa mezz’ora di strada dalla porta presso cui abito – Porta del Popolo – ; lì bevo l’acqua… molto efficace in questo clima. Verso le otto sono di ritorno a casa…” (5 luglio 1787 : ) ” “Ieri, prima del levar del sole, mi recai all’Acqua acetosa; c’è da perdere la testa al vedere la chiarezza, la varietà, la trasparenza vaporosa e i colori divini del paesaggio, specie degli spazi più lontani” (18 agosto 1787).
Nel 1849 il Nibby, nella “Carta de’ dintorni di Roma”, descrive il percorso per giungere alla fonte come uno dei più suggestivi che la Campagna Romana potesse offrire: “A questa fonte conduce direttamente da Roma una strada che diverge a destra della via Flaminia circa un mezzo miglio fuori di porta del Popolo nella contrada denominata Papa Giulio: passa dinanzi la villa magnifica di Giulio III insigne lavoro del Vignola, ed entra sotto il fornice che serve di tramite alle due parti di quella villa, e che suoi chiamarsi l’Arco Oscuro, e di là a traverso vigne giunge a questa sorgente. Da questo luogo seguendo la ripa del Tevere si va a sinistra al ponte Molle: a destra dopo un miglio si raggiunge il confluente dell’Aniene nel Tevere, e presso di esso il sito di Antemne, il ponte e la via Salaria, e di là dal ponte Salario il campo di battaglia di Tullo Ostilio, e la distrutta città di Fidene”.

La fonte erogava dai nove ai diecimila litri ogni 24 ore alla temperatura di 15 gradi. Fu chiusa definitivamente nel 1966 a causa dell’inquinamento e abbandonata per anni al totale degradop. Sarà solo con l’inizio del nuovo millennio che la Fontana troverà una nuova sistemazione con un restauro che ha permesso alla fontana di far sgorgare ancora la sua acqua, allacciandola all’acqua Marcia.

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