Roma Sparita - Palazzo Ruspoli

Palazzo Ruspoli


Al pianoterra del palazzo Ruspoli ebbe sede nell’Ottocento un celebre locale, il Caffè Nuovo, considerato – forse con un pò di iperbole – il più bello d’Europa. Era in effetti magnifico ed elegantissimo, frequentato da una scelta clientela: Antonio Nibby, Carlo Fea, il Canina, Giovanni Giraud, Massimo d’Azeglio e Stendhal, che abitava in palazzo Ruspoli. Il locale aveva anche un suo portafortuna: Giovanni Giganti detto Baiocco. L’ironia del cognome la si avvertiva vedendolo, poiché era un nanetto e per di più col dorso ornato da una non vistosa ma chiara gibbosità. Il
Belli, in una nota ad un suo sonetto, L’anima der curzoretto apostolico, si soffermò sul personaggio riportando un altro sonetto, da lui «attribuito All’avvocato-cavalier-conte-mar-chese-commendatore Luigi Biondi»:

Dal seme di giganti io nacqui nano,
e mi dier di Bajocco il soprannome.
Alto fui quattro palmi, appunto come
la mezza-canna al nostro uso romano.

Non ebbe il torso mio nulla’ di strano,
ma le gambe fur corte e fatte a crome:
grosso capo, il pel nero, ampie le chiome
schiacciato il naso, e il pie bello e la mano.

Fui del nuovo caffè guardia e decoro,
di chiunque apparia pronto a’ servigi,
buono, saggio, e, a dir vero, un giovin d’oro.

Quanti venian da Londra e da Parigi
mi davan doni, e dir solean fra loro:
questo bajocco val più di un luigi.

Il Caffè Nuovo ebbe anche una sua giornata risorgimentale, il 4 luglio 1849, poco dopo l’entrata in Roma delle truppe francesi. Quel giorno, alcuni ufficiali francesi entrarono nel Caffè e chiesero al proprietario varie consumazioni, tutte rifiutate con pretesti vari, una alla volta e non senza far dello spirito. Alla fine, chiesero dell’acqua ma fu loro negata anche quella: «Non ce n’è più: i Francesi hanno distrutto l’acquedotto che ce la portava». Gli ufficiali se ne andarono, ma il giorno dopo un drappello di fanteria entrò nel Caffè e si dispose in assetto di battaglia.
L’ufficiale comandante disse al proprietario che non potendosi in quel locale avere né caffè, né birra e neppure l’acqua, era inutile mantenerlo come locale pubblico ed era quindi meglio trasformarlo in caserma. Il Caffè Nuovo fu chiuso e riaperto qualche tempo dopo come bettolino per le truppe di occupazione, col nuovo nome di Café Militaire Francais. Durò così per tutta la dominazione francese, quindi riprese il suo nome ed infine, dopo il 20 settembre, si chiamò Caffè d’Italia. Ormai però era cominciata la decadenza ed i proprietari lo abbandonarono: i locali furono occupati dalla succursale della Banca Nazionale. Oggi il ricordo del Caffè Nuovo gode di un eccezionale privilegio: la bandiera tricolore che era issata all’ingresso del locale, fu rimossa dai francesi nel loro primo ingresso in Roma e figura agli Invalides fra le numerose altre bandiere, come se fosse un trofeo di guerra

Fonte: Newton Compton Editori
Autore immagine : Giovanni Battista Cipriani 1817
Aggiunta da Mario Visconti

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