Piccola storia di un’osteria di fuori porta

Erano gli anni 1958/59, abitavamo lì in via del campo, all’Alessandrino, e accanto a casa nostra c’era un’osteria, e siccome stavo sempre pè strada, mi capitava di vedere lo scarico della birra Peroni e delle “colonne” di ghiaccio usate per refrigerare le “ghiacciaie” delle osterie, perchè magari adesso sembra strano, ma non c’erano frigoriferi elettrici, arrivati più tardi, e il ghiaccio serviva da refrigerante.

Ricordo Serafino, sopravvissuto rappresentante di un mestiere ormai estinto, era infatti uno degli ultimi carrettieri, lavorava presso uno “smorzo” portava la calce ai cantieri edili, aveva la pelle segnata dalle mille stagioni passate all’aperto, il caldo, il freddo, l’avevano scolpito come un tronco d’ulivo.

Sarà sostituito lui il suo carretto e il suo cavallo da un baldo giovane a bordo di una Moto Guzzi a tre ruote. Era amico di papà e di tanto in tanto si spartivano una “fojetta” parlando di caccia, e del tempo che fu, ricordo che dicevano con amarezza “un giorno si sentirà dire “ hanno visto un pettirosso in Abruzzo” a me in quelle occasioni veniva offerto un golosissimo bicchiere di “spuma”.

E ricordo anche il “pittore”, dagli occhi profondissimi ed una lunga barba bianca, era un artista girovago, e sbarcava il lunario mettendo la sua arte, che oggi diremmo “naif” a disposizione dei negozianti che volevano pubblicizzare le loro mercanzie, sotto i miei occhi prendevano forma i suoi “capolavori” di arte povera, botti, grappoli d’uva, popolani che brindavano, quarti di bove appesi, prezzi e qualità dei prodotti,

Ricordo l’ostessa, donna di polso, sapeva tenere testa a chiunque ubriaco o sobrio che fosse, che allungava “maliziosamente” le mani, ma, perdonatemi, ricordo soprattutto sua figlia, una vera bellezza. Era più grande di noi ragazzini che avevamo 10/11 anni, e lei ne avrà avuti 16, eravamo tutti attratti da questa figura elegante, graziosa, io così, senza ancora capire perchè, (lo avrei capito solo qualche tempo dopo). Quando serviva gli avventori aveva un modo garbato e fascinoso di far frusciare le sue gonne, (allora lunghe al polpaccio) e il suo profumo , che per dirla col poeta “E dalle vesti sue, dagli odorosi capegli usciano quei profumi arcani, quei profumi di carne e di salute che vanno al cor per vie non conosciute.”(Lorenzo Stecchetti -idillio)

Che ve devo dì, quanti soldi ho messo nella immancabile macchinetta rossa che con 10 lire ti dava una ricca manciata di bruscolini, lì dentro all’osteria solo pè vedella.

Marcello Remia

Foto: Spaccio della Peroni di birra e ghiaccio in Via Daniele Manin Anno: Primi ‘900. Museo della Birra Peroni.

3 Responses

  1. italo tiglié ha detto:

    Bei ricordi. I riti erano quelli ben descritti: A me, nonno e zii, cercavano di sedurmi con la gassosa: avrei preferito la spuma! Ma che c’entra via Manin con l’Alessandrino?

  2. Tosoni ha detto:

    buonasera in questo post ho riconosciuto la nostra attività aperta nel lontano 1956 con l’ostessa che era mia nonna e la graziosa figura elegante era mia madre posso pubblicare i quadri che vengo descritti nel post . grazie
    Donatella Tosoni

  3. Mario ELIA ha detto:

    La trattoria di Via del Campo,caro Marcello, la gestiva la famiglia Tosoni. Io ancora ci vado di tanto in tanto

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