Roma Sparita - Er pranzo de le minente

Er pranzo de le minente


Mo ssenti er pranzo mio. Ris’e piselli,
allesso de vaccina e gallinaccio,
garofalato, trippa, stufataccio,
e un spido de sarcicce e ffeghetelli.

Poi fritto de carciofoli e ggranelli,
certi ggnocchi da facce er peccataccio,
‘na pizza aricresciuta de lo spaccio,
e un’agreddorce de ciggnale e ucelli.

Ce funno peperoni sott’aceto,
salame, mortadella e casciofiore,
vino de tuttopasto e vvin d’Orivieto.

Eppoi risorio der perfett’amore,
caffè e ciammelle: e tt’ho llassato arreto
certe radisce da slargatte er core.

Bbè, cche importò er trattore?
Cor vitturino che mmagnò con noi,
manco un quartin per omo: e cche cce vôi?

Minenti: A Roma, nei primi anni dell’ Ottocento, erano chiamati “minenti” quei popolani agiati, ovvero artigiani, carrettieri, operai, divenuti discretamente benestanti grazie ai proventi dei loro mestieri. Il raggiunto benessere economico era volutamente ostentato, in special modo dalle loro mogli, attraverso un modo di vestire vistoso e sfarzoso.
Tagga la foto

8 Responses

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *