Roma Sparita - La Fontana del Facchino

La Fontana del Facchino


In Via Lata, sul fianco del Palazzo della Banca di Roma, Palazzo De Carolis, c’è una piccola fontana con le fattezze di un uomo, piuttosto rovinate a dire il vero, che tiene in mano una botticella da cui sgorga acqua: è la Fontana del Facchino.
In origine tale fontanella era situata proprio sulla fronte del palazzo, quindi su Via del Corso, ma fu spostata di lato nel 1872, probabilmente per proteggerla dal traffico che rischiava di danneggiarla.
Secondo il Vanvitelli, che nel 1751 fece una perizia del palazzo De Carolis inventariandone tutti i beni mobili e immobili, la fontana sarebbe stata scolpita dallo stesso Michelangelo Buonarroti.
E’ più probabile però attribuire la fontanella allo scalpello di Jacopo del Conte, un pittore che abitava nei pressi della fontana e che era piuttosto famoso proprio nel periodo in cui l’acqua vergine fu portata a Via del Corso (1587-1598).
Prima dello spostamento della fontana pare ci fosse al di sopra un’iscrizione: “Ad Abbondio Rizio, nominato facchino nelle pubbliche strade, valentissimo nel legar fardelli e caricarseli sulle spalle, che trasportò quanto volle, visse quanto potè e mentre portava un barile di vino in spalla e dentro il corpo, contro sua voglia morì.”
Secondo altre fantasie popolari iquesta statua raffigurerebbe Martin Lutero, che soggiornò a Roma nel 1511, per altri ancora M. Antonio De Dominicis, un gesuita fatto imprigionare da Paolo V in Castel Sant’Angelo dove si avvelenò.

Resta il fatto che questo busto rappresenta un “acquarolo”, impropriamente chiamato facchino.
Gli acquaroli erano persone che, di notte, andavano a riempire botti e botticelle di acqua e che durante il giorno passavano di casa in casa ad offrirla in cambio di un modesto compenso, risparmiando così alla gente la fatica di andarsi a rifornire.
A Roma infatti, dal 537, anno in cui i Goti per prendere la città distrussero gli acquedotti, fino alla fine del cinquecento, quando furono ripristinati, c’era scarsità d’acqua e i romani erano costretti a rifornirsi al Tevere o alle fontane.
Gli acquaroli andavano di notte a rifornirsi probabilmente per evitare di pagare la tassa sull’acqua. Un antico documento recita infatti:
“ Che qualunque acquarolo che piglia acqua alla fontana di Trevi de continovo tutto l’anno, paghi in tutto iulii cinque: item che tutti i cavalli et muli che carichino acqua dalla fontana, paghi baiocchi cinque per ciascuna bestia.”

La fontana del Facchino è una delle statue parlanti di Roma, insieme a Pasquino, Madama Lucrezia, abbate Luigi, il Marforio e il Babuino.

22 Responses

  1. Marco Mazzaglia ha detto:

    Tra i miei amici nel girovagare giovanile per il centro storico veniva definita “la botticella” ed era una tappa fissa per dissetarsi sopratutto nella stagione calda.

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