Roma Sparita - Idi di marzo

Idi di marzo

Idi di marzo

Il 15 marzo del 44 a.C. Caio Giulio Cesare viene assassinato da un gruppo di senatori romani.

Svetonio racconta che dopo il delitto “Si decise di murare la Curia in cui fu ucciso, di chiamare Parricidio le Idi di marzo e che mai in quel giorno il Senato tenesse seduta.”

La Morte di Cesare di Vincenzo Camuccini

15 Responses

  1. Sandro Boccia ha detto:

    ER SANTUARIO DE CESARE

    Li fedelissimi de Giulio Cesare ancora l’onorano oggidì:
    fra li culti immagginari che la c ittà de Roma alimenta lì pe’ lì,
    se rinnova la venerazione pe’ ‘sto granne, unico, dittatore,
    de fronte a un artare d’antichi mattoni e de fiori frammisto
    indove fu cremato doppo le celebri Idi de marzo der 44 a.C.
    Addirittura quanno s’avvici na er fatidico 15 marzo a tutte l’ore
    c’è una folla co’ tanto de toga d’ordinanza e de corona d’alloro
    pe’ onorà la ricorrenza de la morte der condottierro de li tempi d’oro.
    Tante persone pensano che lì sia er posto indove Cesare morì
    doppo la famosa frase detta a su’ fio: “Tu quoque, Brute, fili mi…”
    Ma quer giorno er Senato era inaggibile e perciò, questi so’ fatti,
    fu pugnalato a Largo Argentina ove mò la fanno da padrone li gatti!

  2. sandro boccia ha detto:

    Le Idi de Marzo der 44 a.C. ce l’ha raccontate Svetonio scrittore,
    quello che cià narrato le vite de li Cesari, dovete da sapè, a tutte l’ore.
    Svetonio, storico vivace e pettegolo dell’età
    de Adriano, ce riferisce morti aneddoti, se sa’,
    mo’ pittoreschi mo’ orripilanti, su tanti imperatori
    der I secolo d.C. Su Caligola ce racconta
    che mentre gozzovijava era solito assiste, co’ umori
    crudeli, a torture de rigionieri e su Nerone monta
    la curiosa storia sur suo ber canto ostentato
    ar suo esordio, in un tempio partenopeo, supportato
    da una claque assordata pe’ venì vieppiù ascortato!

  3. sandro boccia ha detto:

    CESARE

    Mentre Pompeo raggiungeva in Oriente er curmine de la gloria,
    a Roma maturava l’ascesa di un astro nascente, suo futuro avversario,
    Caio Giulio Cesare, d’antico ceppo patrizio, come cita la storia,
    e imparentato coi populares. Ciebbe subito la lungimirante vista
    de capì la disgregazione dell’istituzioni repubbricane
    a vantaggio d’una politica personale, fondata su la forza militare
    e sorretta dar consenso popolare politico e generale, bono come er pane,
    possedeva curtura, eloquenza, padronanza de sè e un’energia particolare.
    Sventato er corpo de Stato e co’ la repressione de la congiura de Catilina,
    Cesare, sopraggiunto da la Spagna, mediò e costituì co’ Crasso e Pompeo
    er primo triumvirato ottenendo come premio er consolato, nun un neo!
    Quindi conquistò la Gallia e un vasto territorio dall’Oceano ar Reno
    e morto Crasso ne la guerra contro i Parti se scatenò ormai in un baleno
    la guerra civile tra Cesare e Pompeo che convinse er Senato a daje tabula rasa
    ma Giulio ortrepassanno er Rubicone (“Er dado è tratto!”) ritornò co’ le truppe a casa.
    Pomeo scappò in Illiria e Cesare se fece procramà pertanto dittatore,
    sconfisse l’avversario a Farsalo che se rifugiò in Egitto a malincore
    tanto che er Faraone Tolomeo je fece tajà la testa, fatto che addolorò
    Cesare che doppo battè in Iberia li fiji de Pompeo ma che trovò
    la morte, vicino a la statua dell’eterno rivale in un Roma d’intrighi e de sfarzo
    co’ 23 pugnalate inferte da li congiurati ner 44 a.C. propio a le Idi de Marzo!

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