Roma Sparita - Il testamento di un albero

Il testamento di un albero

Foto proveniente dal sito nanopress.it

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Un albero di un bosco
chiamò gli uccelli e fece testamento:
Lascio i fiori al mare,
lascio le foglie al vento,
i frutti al sole e poi
tutti i semetti a voi.
A voi, poveri uccelli,
perchè mi cantavate la canzone
nella bella stagione.
E voglio che gli stecchi,
quando saranno secchi,
facciano il fuoco per i poverelli.
Però vi avviso che sul mio tronco
c’è un ramo che dev’essere ricordato
alla bontà degli uomini e di Dio.
Perché quel ramo, semplice e modesto,
fu forte e generoso: e lo provò
il giorno che sostenne un uomo onesto
quando ci si impiccò.

Trilussa

13 Responses

  1. Una poesia piena di cuore! Carlo

  2. parole che trafiggono l’anima!

  3. Me l’avevano fatta imparare a memoria alle elementari. Però censurata. Finiva infatti al verso “facciano il fuoco per i poverelli”. I ragazzini degli anni ’60, a scuola dai salesiani, dovevano rimanere all’oscuro delle vere tragedie umane. Se il suicidio era peccato, quell’albero ne era stato complice…Andava bene per la compassionevole assistenza ai poveri, ma non per la sublime comprensione di un gesto disperato.

  4. Anche alla scuola pubblica qualche anni più tardi, Stefano, mi fecero imparare la versione censurata…però non credo per le ragioni che adduci tu, ma semplicemente perché eravamo bambini!

  5. “le vere tragedie umane” vanno giustamente apprese e meditate in età adeguata e non prima,a meno che non ci si aspetti che dei bimbi di 7 od 8 anni ragionino come degli adulti di 38 anni.Fin da subito.

  6. Si ricordo benissimo questa poesia studiata,alle elementari,a noi bambini non veniva detta l’ultima strofa,forse per non farci intristire?

  7. da quanto tempo non mi capitava di leggerla, la imparai a memoria come tanti. erano gli anni 60, ma l’ultima strofa era omessa….

  8. anche per me è un ricordo delle elementari (anni 40), anche per me senza gli ultimi versi e non era una scuola di preti

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