Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 5 di 33 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Er Pandorato

ER PANDORATO
Aldo Fabrizi)

Le fette de pagnotte un po’ rifatte
vanno tajate inerte, no’ a sfojetta
com’er pane che chiameno a cassetta,
quelle nun pònno mai rimane intatte.

E mò ve spiego come vanno fatte:
s’hanno da mette in una terinetta
a mollo a ‘no sbattuto d’òva e latte
e ce se fanno sta ‘na mezzoretta.

Quanno ch’er Pane è bene imbeverato
s’indora fritto all’ojo o a tutto buro
p’ave’ diritto ar nome “Pandorato”.

Certo chi soffre de colesterina
e nun se vo’ aggravà, rinunci puro,
e vada a letto co’ la minestrina.

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25 aprile – Festa della liberazione

“Un giorno tu ti sorprenderai quando ti racconteranno quello che si è sofferto in ventun anni di miseria morale. Non vorrai crederci e forse ci rimproverai dicendo: perché non l’avete cacciato prima?… non sappiamo quel che l’avvenire ci riserva. Ma una cosa è certa: che Dio s’è svegliato. Il piffero di Manet suona per te e per noi la dolce canzoncina della Libertà. Suonala in eterno, Piffero!”

Ennio Flaiano, alla figlia appena nata – 25 luglio 1943

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Tragedia da ridere

Che tragedia da ridere questo nostro soffrire!
Si nasce per vivere, e si vive per morire!

Ettore Petrolini

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Er tempo

Er tempo, fija,
è peggio d’una lima.
Rosica sordo sordo e t’assotija,
che gnisun giorno sei quella de prima.

G.G.Belli da “La monizzione”

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Filetti di Baccalà

I Filetti di Baccalà sono una delle delizie della cucina romana: grande classico della vigilia di Natale ma adatti ad ogni occasione, soprattutto nel periodo di magro. Il loro successo si deve alla bontà,...

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Er punto d’onore

Una lettera anonima, fra tante,
fu quella ch’aprì l’occhi ar Professore;
diceva: «Preggiatissimo Signore,
ci avviso che sua moglie cià l’amante.
Se volesse la prova ch’è un cornuto
torni a casa a le sette. La saluto».
— E qua bisogna aggì — disse er Marito. —
Stasera no, perché me sento male,
domani è martedì, ciò ‘na cambiale,
doppo domani a sera ciò un invito…

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Le “Capanne” di Ripetta

Un testo un po’ lungo ma più Roma Sparita di così non si potrebbe: le Capanne (gli stabilimenti balneari) sul fiume Tevere, con i loro personaggi, le loro storie.
“Ma, se hai creduto bene di andartene, è inutile di starsi a rammaricare; tanto più che oramai, qui sulle due belle nostre rive del Tevere, noi ci siamo assuefatti e rassegnati da tempo a vedere che tutto se ne va. Tutto! Non soltanto i tuoi croccanti amaretti, le tue pagnottelle imbottite e le tue saponette rosse, gialle, verdi e turchine, caro e povero Spillman; ma le usanze e i costumi, gli abiti e le abitudini, i giuochi e le feste, i gesti e le parole, i giardini e le ville, le mura e i palazzi, le strade e le botteghe, gli alberi e le torri, le Porte ei monumenti. Tutto! E fra non molto, ahimè!, dovranno andarsene anche le «Capanne»; scacciate dai muraglioni, bianchi, monotoni e uggiosi dei Lungo Tevere, i quali tra poco si metteranno a sedere sulle sponde boscose e pittoresche del nostro bel fiume biondo ed antico, per non rialzarsi mai più, dovranno andarsene anch’esse.
E poichè tutto se ne va, poso la penna e, per non restar solo, me ne vado anch’io.”

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Er dua de frebbaro

Uh! cch’edè ttanta folla a la parrocchia?
Perch’entri tutta eh! nunn j’abbasta un’ora.
E in sta cchiesa piú cciuca d’una nocchia
sai cuanti n’hanno da restà de fora!

Senti, senti la porta come scrocchia!
Guarda si ccome er gommito lavora!
Ma pperché ttanta ggente s’infinocchia
drento? Ah è vvero, sí, sí, è la cannelora.

Ecco perché er facchino e ffra Mmicchele
usscirno dar drughiere co una scesta
jeri de moccoletti e dde cannele.

Tra ttanta divozzione e ttanta festa
tu a ste ggente però llevejje er mele
de la cannela, eppoi conta chi rresta.

G. G. Belli Roma, 2 febbraio 1833

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Adamo e er Gatto

ADAMO E ER GATTO
Trilussa

Appena Adamo vidde er primo Gatto
je propose un contratto.
— Senti: — je disse — se m’ubbidirai
in tutto quello che me pare e piace,
te garantisco subbito una pace
come nessuno l’ha goduta mai.
Però bisognerà che fin d’adesso
me tratti co’ li debbiti rispetti
e rimani fedele e sottomesso…
Accetti o nun accetti?

— Grazzie, ne faccio senza:
la pace nun se compra, — disse er Micio —
ma se guadagna co’ l’indipennenza
a costo de qualunque sacrificio.
A me nun m’ingarbuji come er Cane
che, per un po’ de pane,
s’accuccia e t’ubbidisce a la parola.
Vojo la pace mia senza controllo,
senza frustate, senza musarola,
senza catene ar collo!
Dar modo come parli ho già capito
che in fonno ciai l’istinto d’un tedesco… —
E ner di’ questo er Gatto, insospettito,
arzò la coda e lo guardò in cagnesco.