Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 15 di 40 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Carmen saeculare

Alme Sol, curru nitido diem qui promis et celas aliusque et idem nasceris, possis nihil urbe Roma visere maius.
(Sole fecondo, che col carro ardente porti e nascondi il giorno, e nuovo e antico rinasci, nulla piú grande di Roma possa mai tu vedere)

Quinto Orazio Flacco (Carmen saeculare, vv. 9-12)

Pastore che dorme 0

All’amico che dorme

Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
[…]

2

Il viaggio aereo della “Trasfigurazione”

“La nostra curiosa istantanea riproduce il viaggio aereo di quarantadue metri compiuto giorni addietro dal capolavoro di Raffaello “La Trasfigurazione” calato da un finestrone della vecchia Pinacoteca Vaticana fino al cortile del triangolo. Si trattava di trasportarlo nella nuova Pinacoteca, che è ormai pronta. Non era possibile fra passare il grande quadro per le porte e le scale piuttosto anguste; e si preparò allora con estrema cura l’imballaggio della “Trasfigurazione” per farla scendere senza danno. Quando al cassone furono legate due carrucole, sulle quali giravano grossi canapi, venne il momento critico, e ai rumori degli operai successe un silenzio che aveva qualche cosa di solenne e di emozionante. Poco dopo il capolavoro di Raffaello, sospeso nel vuoto a quella non lieve altezza, cominciò a discendere senza urti, senza incidenti di sorta, e giunse così nel cortile.”

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Er seconno diluvio – Checco Durante

Er seconno diluvio – Checco Durante

Er Padreterno, ner vedè la gente,
che, invece de campà tranquillamente
co ’na vita de pace e de lavoro,
s’ammazzaveno sempre fra de loro
fece chiamà San Pietro e je fa, dice:
– L’omo è un ingrato e dà solo amarezza!
Quello che ho fatto perché sia felice,
invece de godello lo disprezza;
ma nun so’ tipo io da famme sfotte,
faje un antro diluvio e bonanotte.
Ma un diluvio completo, senza l’arca,
senza le coppie e senza er patriarca. –

      San Pietro, poveraccio, tanto bono,
cercava de carmallo: – Nu’ lo fa!
Pe’ ’sta vorta concedeje er perdono,
vedrai… se cambierà… – (continua a leggere)

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Maschere Romane: Cassandrino o Cassandro

Maschere Romane: Cassandrino o Cassandro

L’origine della maschera è alquanto discussa in quanto un Cassandro era noto a Siena già dal ‘500 ma Cassandrino fu considerata maschera romana a tutti gli effetti a partire dal XIX (per la realizzazione della marionetta si fa il nome di Filippo Tecli, incisore e attore) diventanto molto famosa e amata.
E’ rappresentato vestito con una giacca a coda di rondine, pantaloni di un colore più chiaro, scarpe con la fibbia, sulla testa una parrucca con cappello a tricorno e voce nasale. E’ di origine nobile, sposato con figlie da cui si lascia facilmente raggirare. E’ infatti credulone e sprovveduto e profondamente timido, tanto da risultare ridicolo e vulnerabile.

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Maschere Romane: Rugantino

Rugantino è una maschera nata verso la fine del 1700 da un autore sconosciuto. Vestito inizialmente con il costume del birro, ovvero della guardia civica dell’epoca, impersona il popolo romano, sconclusionato e attaccabrighe. Rugantino è lo spaccone per eccellenza, colui che usa la lingua come unica arma, finendo sempre per subire la reazione di chi ha importunato, ma non pentendosi mai dell’azione compiuta. Una frase riassume il suo carattere: “Me n’ha date, ma je n’ho dette!”.

7

Fiori d’acanto

Perdoneme, ciumaca de sto core,
si la sera, p’er gusto de vedette,
te faccio sta in finestra l’ore e l’ore,
sbattenno Dio sa quanto le brocchette.

Ma uno quanno è ceco da l’amore,
lo sai, Teresa mia, che nun connette;
e a costo de pijàccese un malore,
hai voja a dì! nun je n’mporta un ette.

Cusì so io, Terè. Si nun ce sei,
dico: “Madonna, fatela affaccià!”
E smagno, e me la pìo co te e co Lei.

Ma appena vedo su la finestrella
quel’occhiuccetti tui sbrilluccicà,
te chiamo santa, benedetta, bella.

Giggi Zanazzo

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La previdenza

Un Gatto s’incontrò con un amico:
– Come va? – Se campicchia…. – E indove stai? –
Dice: – Lavoro in quer palazzo antico.
Uh! li sorci ch’acchiappo! Nun te dico!
Nun finischeno mai!
Che stragge! che macello!
Fa piacere a vedello!
Però, ne la soffitta der palazzo,
c’è la moje der sorcio co’ la fija
e quelle, poveracce, nu’ l’ammazzo:
prima per un riguardo a la famija
eppoi perchè me fanno
trecento sorci all’anno…
In certe circostanze è necessario
un po’ de sentimento umanitario…

30 ottobre 1916
Trilussa

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Il cielo di Roma

[…] “un cielo azzurro, di quell’azzurro leggero, dolce, lattiginoso che la pittura a guazzo da a un cielo d’acquarello; un cielo infinitamente azzurro, senza una nube, senza una macchia, senza un’ombra; un cielo profondo, trasparente, etereo; un cielo che aveva la chiarezza cristallina dei cieli che si riflettono nell’acqua, la limpidezza dell’infinito fluttuante su un mare meridionale; quel cielo romano al quale il vicino Mediterraneo e tutte le altre cause ignote della beatitudine celeste fanno conservare per tutto il giorno la freschezza, la gaiezza dell’ora mattutina.”

Edmondo e Giulio De Goncourt

1

In omminibùsse

Le difficoltà di salire sull’omnibus secondo Zannazzo:

Pss, sor coso! fermatev’ un momento.
Sbrigamese, commare; fate lesta.
Già so’ tre curse che perdemo: e sento
che finimo cor perde’ puro questa.

Sete curiosa voi? Vedete er vento
si che robba me fa? m’arza la vesta.
Nun sia mai detto me la manna in testa,
me vienit’ a fà voi da paravento?

Ah, che cuscini morbidi che cià!
Co’ tre sordi ‘sta bella spassiggiata!
Davero bella! Insino indove va?

A li Monti?! – Com’è nun va a San Pietro?!!
Pss, fermo! – Avemo fatta la frittata.
Commà, scegnete; aritomam’indietro.

Giggi Zannazzo 1883