Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 20 di 33 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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La benedizione degli animali

LA BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI
Il 17 gennaio davanti alla chiesa di Sant’Antonio Abate, in Via Carlo Alberto, proprio vicino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, si svolgeva una festa molto particolare: la benedizione degli animali. In un mondo in cui fortissimo era il legame tra uomini e animali, in cui dal benessere di questi ultimi dipendeva anche la prosperità o meno di intere famiglie, non deve certo sorprendere che ci fosse un giorno dedicato proprio alla benedizione di tutti gli animali. “Porci, somari, pecore, cavalli […] pieni di fiocchi bbianchi e rrossi e gialli”, secondo la descrizione che ce ne da il Belli, si confondevano con lussuose carrozze di principi e cardinali, trainate da cavalli sontuosamente agghindati. Una gran festa di uomini e animali insomma, come testimoniano i dipinti ispirati a questo evento

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La Festa della Befana

Il giorno della Befana, il giorno di “Pasqua Bbefanìa” come si diceva ancora fino alla fine dell’800 quando tutte le feste venivano definite con la parola “Pasqua”, era uno dei momenti più attesi a Roma, da grandi e piccini. Era infatti la Befana l’unica e sola dispensatrice di doni e la notte tra il 5 e il 6 gennaio era la notte magica della vecchietta a cavallo della scopa che passava di casa in casa a lasciare i doni (Babbo Natale è un’importazione del dopoguerra).

Befana deriva dalla parola Epifania, storpiata in Beffania e alla fine Befana, che significa apparizione, ed è legata alla visita dei Magi a Gesù. Secondo una leggenda una sera tre uomini riccamente vestiti bussarono alla porta della casa di una vecchietta e le chiesero la strada per Betlemme. La vecchietta indicò loro la strada e i tre signori, i Re Magi, le chiesero di seguirli per andare a rendere omaggio al Bambino Gesù. La vecchietta declinò l’invito dicendo che aveva troppe cose da fare ma  si pentì subito di non averli seguiti e uscì in cerca dei tre uomini bussando ad ogni porta e lasciando doni ad ogni bambino che trovava nella speranza che fosse Gesù. (Continua a leggere…)

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Natale de guerra

Poesia di Trilussa, Natale di Guerra
Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?

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La distrazione de Cupido

Poesia di Trilussa: Dormivo da un par d’ore
quanno intesi un fruscio vicino ar letto:
accenno er lume e vedo un angioletto
ch’era proprio Cupido, er Dio d’Amore.
– Che voi? – je chiedo; e quello,
che stava pe’ tiramme una frecciata,
come me vede sbotta una risata

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Inviti a cena

INVITI A CENA
Aldo Fabrizi

Uh chi se vede! Hai rotto la clausura ?
A dì la verità non esco mai …
Perchè? Ma co’ ‘sto traffico in do’vai ?
A uscì de casa c’è davé paura

Capisco …Sai. sarà l’età matura
Ma dentro casa, scusame, che fai ?
Che fò? fò l’abbonato de la RAI
e incretinisco dentro a quattro mura…

Vedemese,’ na sera..Come no!
Se famo du’ spaghetti Volentieri..
Ciao! Ma telefonamose però!

E mentre se saluteno già sanno,
che tutt’e due pe’ l’ansie e li pensieri
Domani manco se ricorderanno

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Rime di rapa ripassate in padella

Poeti der Trullo:
A Roma è la cucina a falla da padrona
Quella culinaria è un’arte bella e bòna
Però pe’ magna’ bene ce vòle ‘a compagnia
Noi, tra ‘n piatto e ‘n artro, ve dimo ‘sta poesia

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L’arte di prender moglie

L’arte de pijà moje, da una parte,
è la cosa più facile der monno;
e Adamo e Eva quanno se sposònno
fecero tutto quanto senza l’arte…
Che ce vô a pijà moje, in fine in fonno?
Vôi sposà ’na regazza? Fai le carte,
vai in chiesa, a Campidojo, poi se parte
pe’ fà tutte le cose che ce vonno.
Ritorni; doppo un anno, a bon bisogno,
te nasce un pupo che nun t’assomija,
quattro cazzotti… e questo è er matrimogno.
Ma noi de ’st’arte ce n’avemo tanta:
nun volemo sapé come se pija,
voressimo sapé come se pianta.

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A certi critici

Siccome pe’ parlà’ bene de uno
sete usi a aspetta’ che prima more,
io che, seconno voi, nun so’ nessuno,
me fo un augurio che vie’ su dar core.
Per evitavve de prova’ er rimorso
de perde tempo a stroligà’ la mente
pe’ potè’ mette assieme un ber discorso,
p’affermà’ ch’ero bravo e inteliggente,
pe’ favve risparmià’ tutti ‘st’affanni,
ogni giorno che passa prego Dio
che me facci campà ‘n’antro po’ d’anni,
cosí er discorso ve lo faccio io.

Checco Durante

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Romolo e Lucullo

Er romano così focoso e bullo
se sa ch’è un discendente de Lucullo,
de quell’antico e celebbre romano
che diede er nome ar “ pranzo luculliano”
Pé questo fino dall’antichità
ha mantenuto er curto der magnà.
E figurete mo che víé Natale
Checco durante

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La Politica

Ner modo de pensà c’è un gran divario:
mi’ padre è democratico cristiano,
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario;

de tre fratelli, Giggi ch’er più anziano
è socialista rivoluzzionario;
io invece so’ monarchico, ar contrario
de Ludovico ch’è repubbricano.

Prima de cena liticamo spesso
pe’ via de ‘sti principî benedetti:
chi vò qua, chi vò là… Pare un congresso!

Famo l’ira de Dio! Ma appena mamma
ce dice che so’ cotti li spaghetti
semo tutti d’accordo ner programma.

Trilussa
(1915)