Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 20 di 35 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Li princìpi

Diceva bene Checco a l’osteria:
«Ogni omo deve avécce er suo pensiero».
Pensi bianco? Si un antro pensa nero
Rispetteje er pensiero e cusì sia.

Vor di’, si te ce trovi in compagnia,
Je pôi di’: — Tu te sbaji… Nun è vero… —
Ma, sempre semo lì, vacce leggero,
Perché ar monno ce vo’ filosofia.

E scrìvetelo drento a la ragione,
Che fra l’omo e er principio cambia aspetto.
Io defatti, si in quarche discussione

Trovo che dì’ co’ quarche giovenotto,
Quello che sia principio lo rispetto,
Ma quello che sia omo lo scazzotto.

1

Sogni

Sogni
di Mario dell’Arco

Er salice piangente
sogna la permanente. Er girasole
sogna de fa er paino
co l’occhiai da sole.
Er merlo sogna che se trova addosso
la spilla cor rubbino
che ha visto da lontano ar pettirosso.
E le ranocchie a mollo ner pantano
sogneno mosce mosce
un paro de calosce

13

La felicità

La Felicità
Trilussa

C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

1

Quanno s’incoronava un Papa

Er giorno e ttutti l’inniversari de l’incoronazione der papa, er guverno passava un grosso de limòsina a quarsesia poverello sii omo o sii donna, che sse fussi presentata in der cortilone der Bervedé ar palazzo der papa a Ssan Pietro.

Le donne gravide o cco’ li fiji, invece d’un grosso, pijaveno un pavolo

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Frate Orsenigo – er cacciadenti auffa de ‘na vorta

Avere mal di denti a Roma alla fine dell’800 non era affatto un problema. Sull’Isola Tiberina infatti, tra la spalletta di Ponte quattro Capi e la chiesa di S Giovanni Calibita, c’era un ottimo gabinetto dentistico molto rinomato, frequentato, gratuito e, soprattutto, indolore.
Era lo studio di Fra Battista Orsenigo, il più famoso “cavadenti” di tutta Roma attivo tra il 1868 e il 1903.
Fra Orsenigo era originario di Pusiano (Como) e aveva imparato nella bottega del padre, macellaio, l’arte dell’usare le mani e del tagliare. A 26 anni aveva poi preso i voti e la sua abilità fu scoperta e coltivata dal chirurgo Fra’ Benedetto Nappi, dell’ospedale di Firenze, che lo addestrò in quella che era considerata la “bassa” chirurgia e in particolare nel togliere i denti. Quando Fra’ Orsenigo si trasferì a Roma gli donò molti ferri odontoiatrici e fu proprio con questi ferri che il frate giunto a Roma aprì il suo gabinetto. Ma il suo non era uno studio dentistico come tutti gli altri.
La sua specialità infatti era quella di estrarre i denti alle persone senza l’ausilio di alcuno strumento ma con la sola forza delle mani e spesso il paziente si ritrovava senza dente senza nemmeno accorgersene. Il frate, con la scusa di palpare la gengiva dolente, esercitava una leggera pressione e il dente si staccava senza male alcuno, anche perchè il paziente era rilassato nel non vedere pinze, tenaglie o altri arnesi, di indubbia utilità ma dall’aspetto spaventoso per il povero dolorante paziente. Di sicuro lo aiutava in questa operazione anche la sua non comune prestanza fisica tanto che fu definito, dall’umorista Filiberto Scarpelli, come “un corrazziere lombardo in abito fantesco”. E pare che il frate si esercitasse ogni giorno con una pesante clava per rinforzare la muscolatura delle mani e fortificare così la presa delle sue dita.

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Contro er malocchio

Contro er malocchio o occhiaticcio che sii, bbisogna portà’ addosso la mollica der pane, er sale, er pelo der tasso, l’acqua de le sette Bbasiliche e’ llumencristi, o li cornétti de corallo, speciarmente de quelli trovati pe’ strada o cche vve so’ stati arigalati.

E quanno quarchiduno ve fa er malocchio bbisogna dije: «Malocchio nun ce possi, e ttaràntola t’entri in cu…», — e in der medemo tempo faje tanto de corna.

Bbisogna puro fa’ li consuveti scongiuri quanno quarcuno ve dice: «Come ve séte rimésso bbene! Come state bbianco e rosso che Ddio ve bbenedichi! Come state in salute e eccetra eccetra», perchè ppó èsse’ che vve lo dichi per invidia.

18

Idi di marzo

Il 15 marzo del 44 a.C. Caio Giulio Cesare viene assassinato da un gruppo di senatori romani. Svetonio racconta che dopo il delitto “Si decise di murare la Curia in cui fu ucciso, di chiamare Parricidio le Idi di marzo e che mai in quel giorno il Senato tenesse seduta.”

La Morte di Cesare di Vincenzo Camuccini

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L’arma d’un papa barbiere

Sopre la porta Pia, sur frontone in arto che sta dde faccia a la via Venti Settembre, si cce fate caso, c’è un scherzo de pietra fatto da ll’architetto che ha frabbicato quela porta.

Siccome dice ch’er papa che l’ha ffatta fa’ ne vieniva de discennenza da la famija d’un barbiere, l’architetto pe’ ffallo sapè’ a ttutto er monno, cià fatto scorpì’ quela gran cunculina, co’ ddrento in mezzo un ppezzo de sapone e intorno a la cunculina er su’ sciuttamano co’ la su’ bbrava frangia de qua e dde llà.

Scherzo che ddar medemo architetto è stato messo puro de qua e dde llà de la porta médéma.

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Anna Magnani

“Lasciamele tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, che ci ho messo una vita a farmele!”

Figlia naturale di Marina Magnani, Anna è nata a Roma il 7 marzo 1908 (Deceduta a Roma il 26 settembre 1973).

Cresciuta dalla nonna materna in condizioni di estrema povertà, la Magnani ha iniziato molto presto a cantare nei cabaret e nei night-club romani e contemporaneamente ha studiato all’Accademia d’Arte Drammatica.

È considerata una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano e mondiale. Fu una delle figure preminenti della romanità cinematografica del XX secolo, insieme ad Aldo Fabrizi e Alberto Sordi.