Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 3 di 37 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Pè lungotevere

Quanno c’è ‘r sole cò quer manto d’oro
pè tutto Lungotevere è ‘na festa!
Li regazzini giocheno tra loro
le madri se li stanno a rimirà
quanta tranquillità! Ma ammalappena
spunta la prima stella: se cambia scena.
Lì sotto l’arberi de Lungotevere
le coppie fileno li baci scrocchieno…
si nun sei pratico de regge moccoli
pè Lungotevere nun ce passà!
Io m’aricordo sempre a San Lumino
cò li lampioni a gasse de ‘na vorta
se dava quarche sordo a ‘n regazzino
de corsa te l’annavaveno a smorzà
mò quelli posti poco illuminati
de prima sera già sò accaparati!
Lì sotto l’arberi de Lungotevere
le coppie fileno li baci scrocchieno…
si nun sei pratico de regge moccoli
pè Lungotevere nun ce passà!
Lì sotto l’arberi de Lungotevere
le coppie fileno li baci scrocchieno…

Gabriella Ferri (Roma, 18 settembre 1942 – Corchiano, 3 aprile 2004)
Anno 1973

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I discorsi del tempo in un viaggio in Italia

O Roma, il cui segreto nome Iddio ci ha rivelato, eterna città, o Patria del cuor mio,
chi ti rammenta e non s’inchina, o termine di consiglio eterno, più non intende il mistero de’secoli.
Come alle forze unite una forza, e a’ membri viventi l’anima, o il sole a’ pianeti,
e al concorde veleggiare degli astri per lo spazio interminato un’unica meta,
com’a’ pensieri melodiosi un’idea, e a’ consorti amori un amore,
o agli spiriti uno spirito che tutti gli abbraccia,
tu, o Roma, sei l’unità dell’unione, centro de’tempi,
universalità del genere umano

Augusto Conti

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Mausoleo di Cecilia Metella

Esiste una severa torre di altri tempi,
salda come una fortezza, con la sua difesa di pietra,
simile a quelle che frustrano la forza di un esercito
anche se si ergono con metà soltanto dei loro bastioni,
e con l’edera di duemila anni, la ghirlanda dell’Eternità,
dove ondeggiano le verdi foglie gettate dal Tempo ovunque;
dov’era questa torre forte?
Nella sua caverna quale tesoro giace così “ rinchiuso, così “ nascosto”?
La tomba di una donna

George Byron
Quarto canto dell’opera Pellegrinaggio del cavaliere Aroldo, 1812/13

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Monte Testaccio

Testaccio è un monte, e ferma el su’ ginocchio
dove à Scirocco ha Roma el muro vecchio,
de Cocci fu vestito (e ’l ver v’arrocchio)
già, già con antichissimo apparecchio
de mentuccia, raponzoli e finocchio,
intorno ha un praticel, che pare un specchio
ha nel su’ repostin più d’un grottaccio
che te fa ’l vin l’estate come un ghiaccio

Giovanni Camillo Perusio – 1688

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Patente del Libraro

Patente del Libraro. Largo dei Librari. Già piazza Santa Barbara, per la chiesetta che vi sorge tuttora. Gli fu aggiunto il predicato dei Librari nel 1601, allorché fu data da Clemente VIII all’Università dei Librai. Santa
Barbara è una chiesa antichissima di cui si ha notizie fin dal secolo XI. Quando nel 1878 i Librari abbandonarono la chiesa significò la fine di Santa Barbara. Abbandonata a sé stessa, in seguito sconsacrata, fu spogliata di paramenti e del crocifisso ligneo traferiti alla vicina chiesa di San Carlo ai Catinari e ridotta a magazzino; gli affreschi che adornavano le cappelle furono ricoperti e sconciati. E Santa Barbara divenne scandalosamente «il più bel magazzino di Roma», secondo un sarcastico commento. L’immagine mostra una patente del Libraro concessa dal Priore della Venerabile Università dei Librai di Roma sotto l’invocazione dei Santi Tommaso d’Aquino, San Giovanni di Dio in Santa Barbara.
Anno: 1868

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Casa de’ Salvi

Casa de’ Salvi in piazza della Libertà. Il toponimo ricorda la libertà dell’Italia, frutto delle guerre d’indipendenza. La Casa de’ Salvi si trova al n. 20 e fu costruita nel 1930 da Pietro Aschieri. Rappresenta un classico della «palazzina» romana, che ebbe in Aschieri un magistrale interprete, con quell’andamento ritmico e ondulato delle finestre e dei balconi in un’alternanza di concavo e convesso, tipica espressione di gusto scenografico particolarmente accentuata nella plastica accentuazione delle angolature.
Anno: 1960 ca

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Fiori trasteverini

De li giardini semo li mughetti
Semo romani e ‘n più trasteverini
No pe’ vantasse semo li più perfetti
Cantamo tutti e semo ballerini
Se dice gente allegra Dio l’aiuta
Noi semo allegri e voi sapé perché
Ogni tanto ‘na mangata e ‘na bevuta
E tutto quanot er rest viè da se .
Semo romani, trasteverini
Semo signori senza quatrini
Ma er còre nostro è ‘na capanna
Còre sincero che nun t’inganna
Se stai in bolletta noi t’aiutamo
Però da ricchi nun ce passamo
Noi semo magnatori de spaghetti
Delle trasteverine li galletti.
Famo li pranzi mejio de Nerone
Bevemio er vino co’ la coccolina
‘N’abbacchio in quattro credi va benone
E pe’ antipasto ognuno ‘na gallina
‘Na ciumachella che te brilla er còre
Che te vò bene e non te sa sa mentì
‘Na serenata che sussura amore
Me di chi amoco dove voi morì.
Le milanesi con le toscane
Se impareranno a parlà romano
E se diranno: viè su Marietta,
S’annamo a beve ‘n’antra foglietta.
La veneziana, ch’è fumantina,
La chiameremo cor nome Nina,
E le baresi e le napoletane
Lassatele passà che so’ romane!
Roma bella, Roma mia,
Te se vònno portà via
Er Colosseo co’ Sampietro,
Già lo stanno a contrattà
Qui se vònno venne tutto
Cielo sole e ‘st’aria fresca
Ma la fava romanesca
Gliela potemo arigalàù.
Venite tutti a Roma v’aspettamo
Se dice che più semo e meglio stamo.
Se dice che più semo e meglio stamo

Autore anonimo del XVIII secolo
Cantata da Romolo Balzani, Gabriella Ferri, Alvaro Amici, Lando Fiorini
Dipinto di Wilhelm Marstrand, 1853

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Fontana del Facchino

Oh con che grato ciglio,
villan cortese, agli assetati ardenti
offri dolci acque algenti!
Io ben mi meraviglio,
se vivo sei, qual tu rassembri a noi,
come in lor mai non bagni i labri tuoi.
Forse non ami i cristallini umori,
ma di Bacco i licori!

Giovan Battista Marino 1913

Contributo di Mario Visconti

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La verità

La verità
Antonio Fascianelli – primi del ‘900
Dipinto di Blanche Hoschedè Monet