Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 10 di 32 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

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Le edicole sacre: Via del Pellegrino

L’edicola di Via del Pellegrino, angolo Arco di Santa Margherita, è una delle edicole barocche più famose di Roma. Fu realizzata nel 1716, in stucco, da Francesco Moderati, scultore e stuccatore abbastanza famoso all’epoca,...

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Core de Tigre

CORE DE TIGRE
Trilussa

‘Na Tigre der serajo de Nummava,
come vidde tra er pubbrico ‘na donna
che la guardava tanto, la guardava,
disse ar Leone: — S’io incontrassi quella
in mezzo d’un deserto, e avessi fame,
mica la magnerebbe: è troppo bella!
Io, invece, bona bona,
j’annerebbe vicino
come fa er cagnolino
quanno va a spasseggià co’ la padrona. —
La bella donna, intanto,
pensanno che cór manto
ce sarebbe venuto un ber tappeto,
disse ar marito che ciaveva accanto:
— Io me la magno a furia de guardalla:
che pelo! che colori! com’è bella!
Quanto me piacerebbe a scorticalla!

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La Panzanella

LA PANZANELLA
Aldo Fabrizi

E che ce vo’
pe’ fa’ la Panzanella?

Nun è ch’er condimento sia un segreto,
oppure è stabbilito da un decreto,
però la qualità dev’esse quella.

In primise: acqua fresca de cannella,
in secondise: ojo d’uliveto,
e come terzo: quer di-vino aceto
che fa’ venì la febbre magnarella.

Pagnotta paesana un po’ intostata,
cotta all’antica,co’ la crosta scura,
bagnata fino a che nun s’è ammollata.

In più, per un boccone da signori,
abbasta rifinì la svojatura
co’ basilico, pepe e pommidori.

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Il Tesoro di Via Alessandrina

Il Tesoro di Via Alessandrina
Il 22 febbraio del 1933 nel corso della demolizione di un caseggiato al 101 di Via Alessandrina, per la realizzazione di quella che è oggi Via dei Fori Imperiali, accadde un fatto clamoroso: un manovale fece cadere, con una picconata, una lastra di ferro nascosta da una doppia fila di mattoni e da questo foro cominciarono a fuoriuscire monete d’oro e gioielli.

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Rigatoni a buro e parmigiano co’ l’asparaci

RIGATONI A BURO E PARMIGIANO CO’ L’ASPARACI
Aldo Fabrizi

Co’ tutti l’alimenti adurterati
lo stommico oramai nun cià più scampo
e pe’ chi soffre d’acido cor crampo,
‘sti Rigatoni so’ li più indicati.

L’asparaci, sia quelli cortivati
che quelli communissimi de campo,
se sciacqueno e s’allesseno in un lampo
pe’ nu’ scolalli mezzi sderenati.

Le punte magnarecce, quelle molle,
infarinate e all’ovo, le friggete
durante er tempo che la Pasta bolle.

E poi, si l’acqua pe’ li Rigatoni
se sala co’ du’ dadi, sentirete
si quanto ve riescheno più bòni

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Sepolcro dei Platorini

Sepolcro dei Platorini

Durante i lavori per la realizzazione dei muraglioni del Tevere, a monte di Ponte Sisto, a ridosso dei giardini della Farnesina, vennero alla luce i resti di un sepolcro romano. In un primo momento, stranamente, nessuno sembrò interessarsi a questo monumento, forse credendolo già depredato e vuoto. Di fatto fino al momento in cui si provvide a smantellare la sepoltura non ci si rese conto che era intatta e inviolata. Probabilmente la sepoltura si salvò perché rimase nascosta dalla sopraelevazione del terreno ad opera della realizzazione delle Mura Aureliane. La tomba non fu distrutta dalle mura ma risparmiata, in quanto luogo sacro. Questo fino alla sua messa in luce tra il 1879-1880.
(continua a leggere)

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Er medico m’ha detto

ER MEDICO M’HA DETTO
Aldo Fabrizi

Commenda caro, è duopo che lo dica
ma l’italiano, escluso il proletario,
pappa tre volte più del necessario,
sottoponendo il cuore a ‘na fatica.

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La verità

LA VERITA’
Trilussa

La Verità che stava in fonno ar pozzo
Una vorta strillò: – Correte, gente,
Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! –
La folla corse subbito
Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
Trovò ch’era un affare sconveniente.
– Prima de falla uscì – dice – bisogna
Che je mettemo quarche cosa addosso
Perchè senza camicia è ‘na vergogna!
Coprimola un po’ tutti: io, come prete,
Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi
Ce penserete voi…

– M’assoccio volentieri a la proposta
– Disse un Ministro ch’approvò l’idea. –
Pe’ conto mio je cedo la livrea
Che Dio lo sa l’inchini che me costa;
Ma ormai solo la giacca
È l’abbito ch’attacca. –

Bastò la mossa; ognuno,
Chi più chi meno, je buttò una cosa
Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno;
E er pozzo in un baleno se riempì:
Da la camicia bianca d’una sposa
A la corvatta rossa d’un tribbuno,
Da un fracche aristocratico a un cheppì.

Passata ‘na mezz’ora,
La Verità, che s’era già vestita,
S’arrampicò a la corda e sortì fôra:
Sortì fôra e cantò: – Fior de cicuta,
Ner modo che m’avete combinata
Purtroppo nun sarò riconosciuta!

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Lasagne ar biondo Tevere

LASAGNE AR BIONDO TEVERE
Aldo Fabrizi

‘Sto piatto è proprio ‘na consolazione;
‘gni gracioletto rissomja a ‘na fravola
che appena messo in bocca ve se sfravola
come si fusse panna ar zabbaione.

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Li Giochi

Li Giochi
Aldo Fabrizi

Li giochi de l’infanzia popolana
ereno: Spaccapicchio, Bottonella,
Morè, Tre-Tre-Giù-Giù, Nisconnarella,
Quattro cantoni, Buzzico, Campana,…….