Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 10 di 35 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Il primo giorno di scuola

Suona suona la campanella,
scopa scopa la bidella,
viene il bidello ad aprire il portone,
viene il maestro dalla stazione
viene la mamma, o scolaretto,
a tirarti giù dal letto…

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La mosca invidiosa

La Mosca era gelosa Dio sa come
d’una Farfalla piena de colori.
— Tu — je diceva — te sei fatta un nome
perché te la svolazzi tra li fiori:
ma ogni vorta che vedo l’ale tue
co’ tutto quer velluto e quer ricamo
nun me posso scordà quann’eravamo
poveri verminetti tutt’e due…
— Già, — disse la Farfalla — ma bisogna
che t’aricordi pure un’antra cosa:
io nacqui tra le foje d’una rosa
e tu su ‘na carogna.

Trilussa

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Cucina Romana: le Puntarelle

CUCINA ROMANA: LE PUNTARELLE
Le punaterelle sono un tipico contorno della cucina romana e altro non sono che il germoglio di quello che a Roma si chiama “Cicorione” e che nel resto d’Italia viene chiamato Cicoria Catalogna (Il Belli specifica: “Insalata fatta dal tallo di cicoria presso all’insemenzire”).
I germogli, le puntarelle, devono essere lavati accuratamente in acqua fredda e tagliati finemente riducendoli in striscioline. Vanno poi lasciati a bagno per almeno una mezz’ora. Si può aggiungere del ghiaccio che oltre ad attenuare un po’ il gusto amarognolo della verdura aiuterà i germogli ad assumere la caratteristica forma a riccio.
Si può intanto procedere con la preparazione della salsa.
Mettere in un mortaio uno o più spicchi d’aglio, qualche acciuga, olio extravergine di oliva, sale e pepe quanto basta, e aceto.
A questo punto scolate le puntarelle, aciugatele e conditele almeno una mezz’ora prima della loro messa in tavola.

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Cucina Romana: il cazzimperio

Ciò che nel resto d’Italia si chiama pinzimonio, ottimo come antipasto, condimento o fine pasto, a Roma si definisce cazzimpèrio: condimento di olio sale e pepe “indove se pò intigne sellero (sedano), finocchi e ravanelli”. (Il Belli scrive: «Co ssale e ppepe e cquattro gocce d’ojjo poderissimo facce er cazzimperio»).
L’etimologia è molto incerta, non è chiara e sono state formulate varie ipotesi, più o meno divertenti (il termine si presta, lo ammetto). Probabilmente deriva da “cazza”, mestolo.
Famosa l'”osteria der Cazzimperio” nella quale “agnede” (andò) il Generale, incaricato dall’imperatore Nerone di investigare sugli umori dei suoi sottoposti: “E, lì, se tinse er grugno de carbone, / se messe una giaccaccia e serio serio / agnede all’osteria der Cazzimperio / framezzo a li gregari de Nerone”.

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L’Angeli

A cavalluccio ar timpano, o a cavallo dell’occhialone,
o sopra ar piedistallo,
de guardia all’ape ar drago a la colomba,
o arampicato in pizzo a la cornice
cor mandolino er ciùfolo la tromba…
ogni angiolo e’ felice.
Ogni angiolo fa er bagno co’ la guazza,
s’asciutta ar primo sole,
se spupazza appresso a li rondoni,
e a giorno pieno guarda er cielo
e s’abbuffa de sereno

Mario Dell’Arco, 1946

4

Carmen saeculare

Alme Sol, curru nitido diem qui promis et celas aliusque et idem nasceris, possis nihil urbe Roma visere maius.
(Sole fecondo, che col carro ardente porti e nascondi il giorno, e nuovo e antico rinasci, nulla piú grande di Roma possa mai tu vedere)

Quinto Orazio Flacco (Carmen saeculare, vv. 9-12)

Pastore che dorme 0

All’amico che dorme

Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce.
Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
[…]

2

Il viaggio aereo della “Trasfigurazione”

“La nostra curiosa istantanea riproduce il viaggio aereo di quarantadue metri compiuto giorni addietro dal capolavoro di Raffaello “La Trasfigurazione” calato da un finestrone della vecchia Pinacoteca Vaticana fino al cortile del triangolo. Si trattava di trasportarlo nella nuova Pinacoteca, che è ormai pronta. Non era possibile fra passare il grande quadro per le porte e le scale piuttosto anguste; e si preparò allora con estrema cura l’imballaggio della “Trasfigurazione” per farla scendere senza danno. Quando al cassone furono legate due carrucole, sulle quali giravano grossi canapi, venne il momento critico, e ai rumori degli operai successe un silenzio che aveva qualche cosa di solenne e di emozionante. Poco dopo il capolavoro di Raffaello, sospeso nel vuoto a quella non lieve altezza, cominciò a discendere senza urti, senza incidenti di sorta, e giunse così nel cortile.”

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Er seconno diluvio – Checco Durante

Er seconno diluvio – Checco Durante

Er Padreterno, ner vedè la gente,
che, invece de campà tranquillamente
co ’na vita de pace e de lavoro,
s’ammazzaveno sempre fra de loro
fece chiamà San Pietro e je fa, dice:
– L’omo è un ingrato e dà solo amarezza!
Quello che ho fatto perché sia felice,
invece de godello lo disprezza;
ma nun so’ tipo io da famme sfotte,
faje un antro diluvio e bonanotte.
Ma un diluvio completo, senza l’arca,
senza le coppie e senza er patriarca. –

      San Pietro, poveraccio, tanto bono,
cercava de carmallo: – Nu’ lo fa!
Pe’ ’sta vorta concedeje er perdono,
vedrai… se cambierà… – (continua a leggere)