Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 17 di 40 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey) Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 17 di 40 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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L’Anfiteatro Corea e l’Auditorium Augusteo

L’Anfiteatro Corea e l’Auditorium Augusteo
Roma ha una continuità di vita incredibile e molti sono i luoghi che hanno cambiato la loro storia e la loro funzione nel corso dei secoli. Un esempio tra tanti è il Mausoleo di Augusto in quella che oggi è Piazza Augusto Imperatore.
Il Mausoleo fu fatto realizzare, come sepoltura dinastica, nel 29 a. C da Ottaviano, il futuro imperatore Augusto, sulla scia delle grandi tombe orientali. All’interno ha accolto le spoglie mortali di vari personaggi della gens Claudia e soprattutto i resti del primo grande imperatore di Roma, Augusto, che vi fu sepolto nel 14 d. C. Come la maggior parte dei monumenti di Roma ha subito nei secoli devastazioni e distruzioni. Dalle fonti si apprende che nel Medioevo tutta la zona intorno al monumento era semideserta e ricoperta di orti e vigne. Nel XII secolo, in virtù della sua struttura compatta, fu trasformato in fortezza dai Colonna, distrutta poi nel 1271. A partire dal XIII secolo fu oggetto di spoliazione sistematica con i marmi ridotti in calce o riutilizzati per nuove costruzioni.

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Er Pancotto

ER PANCOTTO

Er pane tosto pure è providenza
e nun se butta mai come rifiuto;
e ner momento che te serve aiuto
t’aspetta ar varco, in fonno a la credenza
co la risoluzione pronta, appena
te viè un problema a pranzo oppure a cena.

Abbasta preparaje un connimento
d’ojo d’oliva, assieme a pepe e sale,
pe facce sguazzà l’ajo in modo tale
che balli er sartarello a foco lento.
E l’ajo frigge, schizza, se fa d’oro,
ma poi s’affoga a mollo ar pommidoro.

E ne lo strazzio d’un calore atroce
la pila bolle e nasce quer sughetto
che aspetta l’acqua per formà er brodetto
d’un rosso come er foco che lo coce.
E sopra l’ale der profumo vola
er desiderio de peccà de gola.

La lama der cortello giustizziere
intanto affonna, taja, s’affatica;
tanto de crosta e tanto de mollica:
er pane se sparpaja sur tajere.
Un tuffo dentro ar brodo: er pane jotto
se gonfia de sapore e fa er pancotto

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Cucina Romana – I Pezzetti

Sulla tavola della vigilia di Natale ancora oggi non possono mancare, i pezzetti sono una caratteristica gastronomica della vecchia Roma.
Si tratta di una semplice frittura con la pastella composta in maggior parte di piccoli pezzi di broccoli, cavolfiori, patate, zucca gialla, striscette di baccalà, il cui costo era di cinque pezzi per un soldo.
“Il friggitore, maestosamente dall’alto del suo…trono, dinanzi al quale si allineavano le monumentali scola-frittura stagante, prendeva un foglio di carta, spesso scritta, la metteva sulla mano sinistra, ci faceva una specie di conca, nella quale deponeva, prendendoli naturalmente con le mani, i pezzetti. Prendeva poi un utensile bucherellato, contenente del sale, ne faceva con largo gesto cadere un po’ a pioggia sui pezzetti, riuniva i quattro angoli della carta e …consegnava il tutto al cliente.”
I pezzetti erano una grande attrattiva per studenti in comitiva, giovani eleganti, persone di ogni ceto e condizione che si beavano dell’allegria e del buonumore di una serata fatta di “pezzetti”.

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Er gioco detto de lo “SCALINO„

È un giôco che, come la Passatella, se fa ccor vino.
Èccheve in che mmodo.
Se paga tanto peròmo tutt’er vino che ss’ordina: e sse metteno sur tavolino tanti bbicchieri, pe’
quanti so’ li ggiocatori.
’Sti bbicchieri se metteno in fila. Ar primo ce se mette una góccia de vino, ar siconno un filo, ar
quarto un déto, ar quinto un déto e mmezzo, e accusì vvia discurenno, infinènta ar bicchiere de
mezzo che ss’empie tutto, e a quelli che vvièngheno appresso se cala er vino a mmano a mmano,
in modo che fformino come ttante canne d’orgheno o scalini, apposta er giôco se chiama accusì.
Fatto questo, se fà la conta.
Ar giocatore che je va la conta, se bbeve er bicchiere de mezzo, e ll’antri, siconno l’ordine de la
conta, bbeveno appresso a llui a mmano a mmano.
In modo che cc’è cchi bbeve tanto, chi ccusì ccusì, cchi guasi gnente, e cchi gnente der tutto.

Giggi Zanazzo

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Roma e i romani

Mai città al mondo ebbe più meravigliosa avventura. La sua storia è talmente grande da far sembrare piccolissimi anche i giganteschi delitti di cui è disseminata. Forse uno dei guai dell’Italia è proprio questo: di avere per capitale una città sproporzionata, come nome e passato, alla modestia di un popolo che, quando grida: «Forza Roma!», allude soltanto a una squadra di calcio.

Indro Montanelli

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Andare a Roma

“Nel momento in cui si decide di andare a Roma, bisognerebbe stabilire di andare al museo un giorno sì e uno no: si abituerebbe l’anima a sentire la bellezza. ”

Stendhal

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Taja ch’è rosso!

Piazza Colonna, e un celo paro paro
come un coperchio messo sur callaro.
Appena sente un soffio da ponente,
esce er cocommeraro;
e in fila, a fianco a fianco, sopra ar banco
tante lune scarlatte, a spicchi o tonne,
in un letto de fronne.
«Taja, ch’è rosso!». Piomba
er ganimede in bomba,
er greve e la minente:
lui in fongo e faraiolo,
lei in polacca e scioccaje cor pennente;
e in coda er pretazzolo.

[Continua…]

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Castel Sant’Angiolo

Hanno voja le nuvole
a calà come farchi su Castello:
c’è l’Angiolo de guardia: un mulinello
a grugno duro in mezzo a la masnada,
e come vede azzuro
aripone ner fodero la spada.

Mario dell’Arco, 1946

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Le edicole sacre: Via del Pellegrino

L’edicola di Via del Pellegrino, angolo Arco di Santa Margherita, è una delle edicole barocche più famose di Roma. Fu realizzata nel 1716, in stucco, da Francesco Moderati, scultore e stuccatore abbastanza famoso all’epoca, su commissione del Cardinale Pietro Ottoboni. La statua della vergine con il bambino in braccio è coronata da un fastigio ornato da due angioletti. Nel medaglione sotto la statua è invece raffigurato San Filippo Neri affiancato da una coppia di aquile a due teste, simbolo della famiglia committente degli Ottoboni