Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 30 di 39 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

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Barcarolo Romano

Quanta pena stasera c’è sur fiume che fiotta così
disgraziato chi sogna e chi spera tutti ar monno dovemo soffrì
ma si un’anima cerca la pace pò trovalla sortanto che qui…

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Er noto

Sai? Lo sposo de Mea la lavannara,
Cocco Sferra, quer bravo notatore,
proprio mò sto fiumaccio traditore
je l’ha ffatta tra er Passo e la Leggnara.

Chi ddisce che in ner roppe la fiumara
je pozzi esse arrivato er zangue ar core:
chi ddisce un capoggiro, chi un tremore,

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Una Bella Donna sempre vestita a Festa

Mi si chiede di scrivere un pezzo per “Capitolium”. Un onore ed anche una grande responsabilità appunto, perché sono un giornalista e scrivo sempre quello che penso. Mi perdonerete dunque se anche questa volta esporrò qualche episodio dei miei venticinque anni trascorsi nella città di Roma con la mia solita franchezza.

La guerra era appena terminata ed ero ancora in uniforme di “Liberatore”quando venni a Roma come turista.
Venni in questa città con i miei genitori da bambino, ma la ricordavo ancora abbastanza bene, anche se molto cambiata, mi ricordavo

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A le sposette

‘Sto libro, forse, non avrà importanza,
però pe’ le sposette cià valore,
giacchè per imbroccà le vie del core
se pja la scorciatora de la panza.

In fatto de cucina, l’eleganza
consiste soprattutto ner sapore,
e specie si lo sposo è un amatore
più che la forma conta la sostanza.

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Sambuco, Pe’ gguari’ da li dolori pe’ ll’ossa

Pijate una bbona fatta de foje de sambuco e ccopritevece tutta la persona, una foja accanto a ll’antra tanto de sopre che dde sòtto, doppo invortateve bbene bbene co’ ‘na cuperta de lana, e tienètecela insinènta a ttanto che quèle foje nun se sùgheno tutto quer sudore che vve s’è arimbevuto.

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Er maestro de noto

Ma, caro lei, bisogna intenne’ questa,
che er noto è come un’antra professione.
Dunque, si lei nun pîa quarche lezione
è indificile assai che j’entri in testa.

Er fisico ce l’ha che je si presta;
ma si nun viè’ co’ me ner capannone,
si Dio guardi si stacca da un passone,

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Dopo una notte insonne

Dopo una notte insonne ho calcato con passo solenne le rovine del Foro; il mio sguardo abbracciava ogni angolo memorabile dove era passato Romolo, dove aveva declamato Cicerone, dove era caduto Cesare; e molti giorni di esaltazione furono perduti o goduti prima che potessi adattarmi ad un’osservazione distaccata e minuziosa.

Edward Gibbon, storico inglese (1737 – 1794)

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Visita a San Pietro

E’ bella Roma, tanto bella che, giuro, tutto il resto mi par niente di fronte a lei. Quando sarete qui, perchè già mi pare di vedervi qui con me, quale impressione credete vi darà la prima apparizione di San Pietro? Nessuna. niente mi ha sorpreso tanto di fronte alla più bella cosa che ci sia nell’universo, quanto di non provare sorpresa alcuna; si entra in quest’edificio del quale ci si è fatta un’idea così smisurata, è semplicissimo. Non ci si accorge della sua enorme estensione se non epr paragone, quando, ammirando una cappella, a parte rei, vi accorgete che è grande come una cattedrale; o quando, misurando una figura grottesca messa lì ai piedi di una colonna, le trovi il pollice grosso come il tuo polso. (Continua a leggere…)

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A Cinecittà

“A Cinecittà io non ci abito, ma ci vivo. Le mie esperienze, i miei viaggi, le amicizie, i rapporti incominciano e finiscono nei teatri di Cinecittà.
Tutto ciò che esiste fuori dei cancelli di Cinecittà sono degli affluenti, insostituibili certo, un enorme meravoglioso deposito da visitare, da razziare, da trasportare dentro Cinecittà, avidamente, instancabilmente. Non so se tutto questo è un privilegio o un asservimento, ma è il mio modo di essere.”
Federico Fellini, 1985

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Portonaccio

Portonaccio è un ponte sulla ferrovia,
è un quartiere di povera gente.
Gli uomini, da vivi lo ignorano,
da morti lo abitano.

È questo il ponte che conduce all’isola
dei prati dove muore la città
d’uomini vivi, dove vive il campo
santo dei morti tra convogli radi
al fischio delle fabbriche.
A notte i morti crescono coi tufi
che ardono alla luna.

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