Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 35 di 40 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey) Roma Sparita | Storia e Cultura - Pagina 35 di 40 - «Un popolo che non conosce il proprio passato, origine e cultura è come un albero senza radici» (Marcus Garvey)

Roma Sparita | Storia e Cultura

49

Nascere romano

Non sapevo fare nulla: facevo il romano, e fare il romano era la mia passione.
A Nizza, Parigi, all’Avana, al Messico, a New York, Buenos Aires, a Rio de Janeiro e nell’interno del Brasile, parlavo romano; cantavo li stornelli che nissuno, magari, li capiva, ma tutti li applaudivano.
Un bel fenomeno.
Allora mi convinsi che nascere romano era una concessione speciale di Nostro Signore Gesù Cristo.

Ettore Petrolini

0

Er Salice Piangente

– Che fatica sprecata ch’è la tua!
– diceva er Fiume a un Salice Piangente
che se piagneva l’animaccia sua –
Perchè te struggi a ricordà un passato
se tutto quer che fu nun è più gnente?
Perfino li rimpianti più sinceri
finisce che te sciupeno er cervello
per quello che desideri e che speri.
Più ch’a le cose che so’ state ieri
pensa a domani e cerca che sia bello!

0

Ponte dell’Angioli

È cascato pe’ sbajo sopra ar Tevere.
L’angioli, boni boni,
se so’ appollati su li murajoni;
e de guardia a l’imbocco
ce stanno li capoccia de la nave:
san Pietro co’ la chiave,
san Paolo co’ lo stocco.

0

La Terza Roma

La terza Roma nun s’intenne mica
che da Romolo in qua ce so’ tre Rome:
naturalmente je se dà sto nome
pe’ potella distingue dall’antica.

De Roma Nostra, Dio la benedica,
nun ce n’è che una sola: ma siccome
fu impastata, je successe come
succede co’ la crosta e la mollica.

0

Via dell’Orso

Legata a un filo, arta
sopra a li tetti – e come arubba un’accia
ar gnommero, più arta –
una stella de carta
empie er celo de Ponte.
Ho corso via de Monte
Brianzo – uno sperduto su la traccia
d’un filo teso – ho corso
vicolo der Leùto
e sbocco finarmente a via dell’Orso.

7

L’Automobile e er somaro

Rottadecollo! – disse un somarello
ner vedè un Automobbile a benzina –
Indove passi tu nasce un macello!
Hai sbudellato un cane, una gallina,
un porco, un’oca, un pollo….
Povere bestie! Che carneficina!
Che fragello che fai! Rottadecollo!
Nun fiottà tanto, faccia d’impunito!

22

Antichi mestieri: il Carnacciaro

Tra gli antichi mestieri che esistevano, e che ora sono scomparsi, c’era il carnacciaro, o anche detto carnicciaro o carnecciaro, ovvero il venditore ambulante di carne per gatti.
Il Carnacciaro passava per le vie della città nelle prime ore della mattina, portando in equilibrio sulla spalla un bastone ricurvo su cui ciondolava la mercanzia. Non aveva certo bisogno di essere annunciato: bastava un semplice fischio, che i romani chiamavano “sordino”, e i gatti e i cani, già di vedetta, accorrevano abbaiando e miagolando e avvisando quindi il padrone dell’arrivo del venditore. Un pezzo di carne costava un bajocco.
La carnaccia altro non era che scarti di macelleria costituiti da polmoni, trippa e interiora, lessati e tagliuzzati che veniva venduta ai padroni dei gatti di casa o a chi si preoccupava di sfamare i gatti randagi.
Il Carnacciaro vendeva anche gatti, che teneva in una speciale borsa a tracolla. I gatti erano molto richiesti nelle case per tener lontano i topi dalle dispense e per il carnacciaro non era certo difficile catturare i gatti che si avvicinavano per l’odore della sua carne.
Alcuni cronisti ricordano che questa attività venne svolta fino al 1944. Oggi il carnacciaro è stato sostituito dalle gattare che si occupano delle numerose colonie feline della città di Roma

0

Cuppole

La cuppola è un pallone
ancorato sur tetto.
Chi è che l’ha gonfiato? L’architetto,
e lo fa seccardino o buraccione
secondo er fiato che se trova in petto.
Abbotta le ganasse Boromini:
soffia, e sorteno tanti cuppolini;
ce mette, drento, un’ala de pormone
Micchelangiolo, e nasce er Cuppolone

0

La creazione

Dio disse: « Mò che ho fatto Cielo e Tera,
domani attacco Luce e Firmamento,
mercoledì fò er mare, doppo invento
farfalle e fiori pe’ la Primavera.

Pe’ giovedì fò er Sole, verso sera
fò li Pianeti, er Fòco, l’Acqua, er Vento,
così se venerdì nun vado lento,
faccio sabbato ingrese e bònasera! »